sabato 7 agosto 2010

Letture del giorno 07/08/2010

Libro di Abacuc 1,12-17.2,1-4. 
Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo, Signore. Tu lo hai scelto per far giustizia, l'hai reso forte, o Roccia, per castigare. 
Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l'iniquità, perchè, vedendo i malvagi, taci mentre l'empio ingoia il giusto? 
Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come un verme che non ha padrone. 
Egli li prende tutti all'amo, li tira su con il giacchio, li raccoglie nella rete, e contento ne gode. 
Perciò offre sacrifici alla sua rete e brucia incenso al suo giacchio, perchè fanno grassa la sua parte e succulente le sue vivande. 
Continuerà dunque a vuotare il giacchio e a massacrare le genti senza pietà? 
Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti. 
Il Signore rispose e mi disse: "Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perchè la si legga speditamente. 
È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perchè certo verrà e non tarderà". 
Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede. 

Salmi 9(9A),8-9.10-11.12-13. 
Ma il Signore sta assiso in eterno; erige per il giudizio il suo trono: 
giudicherà il mondo con giustizia, con rettitudine deciderà le cause dei popoli. 
Il Signore sarà un riparo per l'oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro. 
Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, perché non abbandoni chi ti cerca, Signore. 
Cantate inni al Signore, che abita in Sion, narrate tra i popoli le sue opere. 
Vindice del sangue, egli ricorda, non dimentica il grido degli afflitti. 

Meditazione del giorno: credo, aiutami nella mia incredulità

Meditazione del giorno 
San Tommaso Moro (1478-1535), statista inglese, martire 
Dialog of Comfort against Tribulation


« Credo, aiutami nella mia incredulità » (Mc 9,24)
        « Signore, aumenta la nostra fede » (Lc 17, 6). Meditiamo le parole di Cristo e diciamo ciascuno tra sè e sè : Se non permettessimo alla nostra fede di intiepidire, anzi di raffreddare, di perdere la sua forza sparpagliando i nostri pensieri in futilità, cesseremmo di attribuire importanza alle cose di questo mondo e raccoglieremmo la nostra fede in un'angoletto del nostro animo.

        Allora la semineremmo come un grano di senapa nel giardino del nostro cuore, dopo aver sradicato tutte le erbacce, e il germoglio crescerebbe. Con una salda fiducia nella parola di Dio, solleveremo un monte di afflizioni, mentre se la nostra fede è vacillante, non sposterà nemmeno un monticello. Per concludere questo colloquio, direi che, poiché ogni conforto spirituale presuppone una base di fede, e nessuno salvo Dio può darla, non dobbiamo mai cessare di domandargliela.

Vangelo del giorno: secondo Matteo 17,14-20

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,14-20.
Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo 
che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; 
l'ho gia portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo». 
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». 
E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. 
Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». 
Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. 

giovedì 5 agosto 2010

Basilica di Santa Maria Maggiore

Dedicazione della Basilica di Santa Maria MaggioreGiovedì 05 Agosto 2010

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore
(memoria facoltativa)

Ricorre oggi la memoria della Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, considerata il più antico santuario mariano d’Occidente.

Monumenti di pietà mariana, a Roma, sono quelle stupende chiese, erette in gran parte sul medesimo luogo dove sorgeva qualche tempio pagano. Bastano pochi nomi, tra i cento titoli dedicati alla Vergine, per avere le dimensioni di questo mistico omaggio alla Madre di Dio: S. Maria Antiqua, ricavata dall'Atrium Minervae nel Foro romano; S. Maria dell'Aracoeli, sulla cima più alta del Campidoglio; S. Maria dei Martiri, il Pantheon; S. Maria degli Angeli, ricavata da Michelangelo dal “tepidarium” delle Terme di Diocleziano; S. Maria sopra Minerva, costruita sopra le fondamenta del tempio di Minerva Calcidica. La più grande di tutte, come dice lo stesso nome: S. Maria Maggiore: la quarta delle basiliche patriarcali di Roma, detta inizialmenteLiberiana, perché identificata con un antico tempio pagano, sulla sommità dell'Esquilino, che papa Liberio (352-366) adattò a basilica cristiana. Una tardiva leggenda narra che la Madonna, apparendo nella stessa notte del 5 agosto del 352 a Pp Liberio e ad un patrizio romano, li avrebbe invitati a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve. Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata, ricoprendo l'area esatta dell'edificio, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa ed il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano, che prese il nome di S. Maria “ad nives” (della neve). Poco meno di un secolo dopo, Pp Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431), nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali.

La Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore è un autentico gioiello ricco di bellezze dal valore inestimabile. Da circa sedici secoli domina la città di Roma: tempio mariano per eccellenza e culla della civiltà artistica, rappresenta un punto di riferimento per i “cives mundi” che da ogni parte del globo giungono nella Città Eterna per gustare ciò che la Basilica offre attraverso la sua monumentale grandezza.

Sola, tra le maggiori basiliche di Roma, a conservare le strutture originali del suo tempo, sia pure arricchite di aggiunte successive, presenta al suo interno alcune particolarità che la rendono unica:
i mosaici della navata centrale e dell'Arco trionfale, risalenti al V secolo d.C., realizzati durante il pontificato di Sisto III (432-440) e quelli dell'Abside la cui esecuzione fu affidata al frate francescano Jacopo Torriti per ordine di Pp Niccolò IV (1288-1292);
il pavimento "cosmatesco" donato dai cavalieri Scoto Paparone e figlio nel 1288;
il soffitto cassettonato in legno dorato disegnato da Giuliano San Gallo (1450);
il Presepe del XIII sec.di Arnolfo da Cambio; le numerose cappelle (da quella Borghese a quella Sistina, dalla cappella Sforza a quella Cesi, da quella del Crocifisso a quella quasi scomparsa di San Michele);
l'Altare maggiore opera di Ferdinando Fuga e successivamente arricchito dal genio di Valadier; infine, la Reliquia della Sacra Culla e il Battistero.
Ogni colonna, ogni quadro, ogni scultura, ogni singolo tassello di questa Basilica compendiano storicità e sentimenti religiosi. Non è raro, infatti, cogliere i visitatori in atteggiamento di ammirazione verso la coinvolgente bellezza delle sue opere così come è d'altro canto visibile constatare la devozione di tutte quelle persone che di fronte all'immagine di Maria, qui venerata con il dolce titolo di “Salus Populi Romani”, cercano conforto e sollievo.

Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne Celebrazione, il “Miracolo della Nevicata”: di fronte agli occhi commossi dei partecipanti una cascata di petali bianchi discende dal soffitto ammantando l'ipogeo e creando quasi un'unione ideale tra l'assemblea e la Madre di Dio.

Il Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła), fin dall'inizio del suo pontificato ha voluto che una lampada ardesse giorno e notte sotto l'icona della Salus, a testimonianza della sua grande devozione per la Madonna. Lo stesso Papa, l'8 dicembre del 2001, ha inaugurato un'altra perla preziosa della Basilica: il Museo, luogo dove la modernità delle strutture e l'antichità dei capolavori esposti offrono al visitatore un “panorama” unico.

I numerosi tesori in essa contenuti rendono S. Maria Maggiore un luogo dove arte e spiritualità si fondono in un connubio perfetto offrendo ai visitatori quelle emozioni uniche proprie delle grandi opere dell'uomo ispirate da Dio.

La celebrazione liturgica della dedicazione della basilica è entrata nel calendario romano soltanto nell'anno 1568.


Fonti principali : santiebeati.it; vatican.va/...maggiore; oecumene.radiovaticana.org ("RIV.").

Letture del giorno 05/08/2010

Giovedì della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario


Libro di Geremia 31,31-34.
"Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova.
Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore.
Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo.
Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato".

Salmi 51(50),12-13.14-15.18-19.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso.
Insegnerò agli erranti le tue vie e i peccatori a te ritorneranno.
poiché non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi. 

Meditazione del giorno: Il sacramento della riconciliazione

Meditazione del giorno 
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità 
No Greater Love


Il sacramento della riconciliazione : « Tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli »
          La confessione è un atto bellissimo, un atto di grandissimo amore. Qui possiamo recarci solo come peccatori, portatori del peccato, e da qui possiamo tornare solo come peccatori perdonati, senza peccato.

         La confessione è soltanto l'umiltà messa in atto. Un tempo la chiamavamo penitenza, ma si tratta proprio di un sacramento d'amore, del sacramento del perdono. Quando una breccia si apre fra me e Cristo, quando nel mio amore si apre una fessura, qualunque cosa può venire a riempire questa crepa. La confessione è questo momento in cui permetto a Cristo di togliere da me tutto quanto divide, tutto quanto distrugge. La realtà dei miei peccati deve essere prima. Noi siamo, per la maggior parte, minacciati dal pericolo di dimenticare che siamo peccatori e che dobbiamo recarci alla confessione in quanto tali. Dobbiamo recarci a Dio per dirgli quanto siamo afflitti da quello che abbiamo fatto e che l'ha offeso.

         Il confessionale non è il luogo delle conversazioni banali o delle chiacchiere. Solo questo vi risiede : i miei peccati, il mio pentimento, il mio essere perdonato, il modo di vincere le mie tentazioni, di praticare le virtù, di crescere nell'amore di Dio.

Vangelo del giorno: secondo Matteo 16,13-23

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-23.
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 
Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 
Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

mercoledì 4 agosto 2010

Messaggio Medjugorie del 2 Agosto 2010

Santo del giorno: San Giovanni Maria

S. GIOVANNI MARIA Vianney (memoria)
Mercoledì 04 Agosto 2010

San Giovanni Maria Vianney (Curato d’Ars)
Patrono dei Parroci
(memoria)

G
iovanni Maria (Jean-Marie, in francese) Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse. La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.
I suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione francese...: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare... Per farlo sacerdote c'è voluta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l'ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi e, dopo un altro periodo di preparazione,  lo fa ordinare sacerdote a Grenoble il 13 agosto 1815, a 29 anni, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant'Elena.

Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.
Il curato d'Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene...ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).

E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell'orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d'Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.

Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto. 
Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.

S. Pio X (Giuseppe Sarto) lo ha proclamato Beato l'8 gennaio 1905: è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Achille Ratti), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.

Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII, gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : « Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni... »

Il servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła), era un  grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV,  Città del Vaticano, 1996 - pag. 65-66).
In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger),  un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): «Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo... »

Per approfondimenti & è curatodars



Fonti principali : santiebeati.it; curatodars.com; wikipendia.org ("RIV.").



Dal “Catechismo” di S. Giovanni Maria Vianney : Fate bene attenzione, miei figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figlioli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo.