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mercoledì 4 agosto 2010

Santo del giorno: San Giovanni Maria

S. GIOVANNI MARIA Vianney (memoria)
Mercoledì 04 Agosto 2010

San Giovanni Maria Vianney (Curato d’Ars)
Patrono dei Parroci
(memoria)

G
iovanni Maria (Jean-Marie, in francese) Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse. La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.
I suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione francese...: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare... Per farlo sacerdote c'è voluta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l'ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi e, dopo un altro periodo di preparazione,  lo fa ordinare sacerdote a Grenoble il 13 agosto 1815, a 29 anni, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant'Elena.

Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.
Il curato d'Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene...ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).

E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell'orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d'Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.

Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto. 
Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.

S. Pio X (Giuseppe Sarto) lo ha proclamato Beato l'8 gennaio 1905: è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Achille Ratti), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.

Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII, gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : « Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni... »

Il servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła), era un  grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV,  Città del Vaticano, 1996 - pag. 65-66).
In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger),  un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): «Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo... »

Per approfondimenti & è curatodars



Fonti principali : santiebeati.it; curatodars.com; wikipendia.org ("RIV.").



Dal “Catechismo” di S. Giovanni Maria Vianney : Fate bene attenzione, miei figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figlioli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo. 

martedì 3 agosto 2010

Santo del giorno Sant'Aspreno

S. ASPRENO, 1° vescovo di Napoli
Martedì 03 Agosto 2010

Sant’Aspreno
1° vescovo di Napoli

Moltissimi napoletani, presi dalla grande devozione per il patrono principale della città, S. Gennaro, e dal suo periodico spettacolare miracolo della liquefazione del sangue (3 volte l’anno : 1) ottava del primo sabato di maggio; 2) ottava del 19 settembre; 3) 16 dicembre) hanno dimenticato o addirittura ignorano che il primo vescovo della nascente comunità cristiana di Napoli fu S. Aspreno, mentre S. Gennaro fu vescovo di Benevento e morto martire a Pozzuoli.

Aspreno sarebbe vissuto tra il I e il II sec. d.C.. Secondo il Calendario Marmoreo Napoletano, un'antica stele sulla quale ci sono i nomi dei vescovi di Napoli sino al IX secolo, la sua guida pastorale sarebbe stata di circa 23 anni.
La sua vita si sarebbe svolta sotto gli imperatori Traiano e Adriano. Fu particolarmente ricolmo d'amore verso i poveri e si dimostrò sempre disponibile verso qualsiasi persona al di là del ceto e della condizione sociale; il suo speciale carisma fece accrescere la comunità cristiana  napoletana.

Della sua vita non si sa niente di certo ma un’antichissima leggenda, ripresa poi da testi successivi con rimaneggiamenti, narra che S. Pietro, fondata la Chiesa d’Antiochia, dirigendosi verso Roma con alcuni discepoli, passò per Napoli dove avrebbe guarito da un male una vecchia la quale si sarebbe convertita e sarebbe poi divenutaS. Candida la Vecchia.
Candida avrebbe portato da Pietro proprio Aspreno, anch'egli infermo. La leggenda narra che, a guarigione avvenuta, Aspreno si convertì e quando Pietro dovette lasciare Napoli per Roma consacrò l'uomo vescovo poiché nel frattempo la comunità cristiana era divenuta ampia e necessitava di un pastore.

Il vescovo Aspreno avrebbe fatto costruire la chiesa di Santa Maria del Principio, dove poi sarebbe sorta la Basilica di Santa Restituta e quindi il Duomo di Napoli.
La leggenda attribuisce ad Aspreno anche la fondazione della Basilica di San Pietro ad Aram, prima chiesa napoletana dove è ancora presente l'altare su cui Pietro avrebbe celebrato la mensa eucaristica.
Il santo vescovo morì ricco di meriti, e vari miracoli furono ottenuti per sua intercessione. Fu sepolto, secondo la tradizione, nell'oratorio della chiesa di Santa Maria del Principio.

Alcuni studi più recenti accertarono che fu posto nelle catacombe di S. Gennaro, nella cui basilichetta superiore vi erano le immagini, non ben conservate, dei primi 14 vescovi napoletani;  il vescovo Giovanni lo Scriba (842-849) fece trasportare i resti nella basilica Stefania, dedicando ad ognuno una tumulazione con immagine e S. Aspreno sotto l’altare della cappella a lui dedicata.

Nella Cappella del tesoro di S. Gennaro, che si trova nel Duomo, vi è, insieme a quello di Gennaro e degli altri 50santi protettori di Napoli, il suo busto d'argento e si ritiene che nel tesoro ci sia il bastone con cui l'apostolo Pietro lo guarì dalla malattia.

Nella Chiesa di Sant’Aspreno al Porto, a lui dedicata, si trova il suo Pastorale. Una seconda chiesa, a Napoli, si chiama Sant’Aspreno ai Crociferi; inoltre una cappella gli è dedicata nell’antichissima basilica di Santa Restituta che comunica con il Duomo di Napoli.

Sant’Aspreno fu il primo patrono di Napoli ma, dal 1673, è passato in seconda posizione dietro S. Gennaro.
È particolarmente invocato per curare l’emicrania; la sua festa liturgica viene ricordata nel Martirologio Romano e nel Calendario Marmoreo al 3 agosto.


Fonti principali : santiebeati.it; wikipendia.org ("RIV.").

lunedì 2 agosto 2010

Santo del giorno: Sant'Eusebio



S. EUSEBIO di Vercelli, Vescovo (mf) Lunedì 02 Agosto 2010


Sant' Eusebio di Vercelli, Vescovo
(memoria facoltativa)

E
usebio, secondo la tradizione agiografica, nacque in Sardegna intorno al 283. In tenera età si sarebbe trasferito, con la madre e la sorella minore, a Roma dopo il martirio di suo padre.

Nell'Urbe sarebbe stato ordinato sacerdote da Pp Marco e consacrato vescovo (fu il primo vescovo di Vercelli e del Piemonte) da Pp Giulio I (15 dicembre 345).

Il nuovo Vescovo iniziò subito un’intensa opera di evangelizzazione in un territorio ancora in gran parte pagano, specialmente nelle zone rurali. Ispirato da sant’Atanasio, che aveva scritto la Vita di sant’Antonio e iniziatore del monachesimo in Oriente, fondò a Vercelli una comunità sacerdotale, simile ad una comunità monastica. Questo cenobio diede al clero dell’Italia settentrionale una significativa impronta di santità apostolica e suscitò figure di Vescovi importanti, come Limenio e Onorato, successori di Eusebio a Vercelli, Gaudenzio a Novara, Esuperanzio a Tortona, Eustasio ad Aosta, Eulogio a Ivrea, Massimo a Torino, tutti venerati dalla Chiesa come Santi.
Strenuo sostenitore del Simbolo Atanasiano, fu inviato da Pp Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari, in missione presso l'imperatore Costanzo II per chiedergli la convocazione di un concilio che mettesse fine alla controversia tra gli ariani (sostenuti dallo stesso imperatore) e i seguaci dell'ortodossia: il concilio ebbe luogo a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli editti.

Fu quindi deposto dall'imperatore ed esiliato a Scitopoli, in Palestina, e poi in Cappadocia e nella Tebaide.
Nel 361, morto Costanzo II, l'imperatore Giuliano mise fine al suo esilio e gli consentì di riprendere possesso della sua sede.
Nel 362 partecipò al concilio di Alessandria che decise di perdonare i vescovi ariani purché ritornassero allo stato laicale.
Il 1° agosto 371 la morte lo colse nella sua città episcopale dove tuttora sono custodite, nel duomo, le sue reliquie.
La Chiesa cattolica ne celebrava la memoria liturgica il 16 dicembre ma il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini), nel 1969, spostò la sua commemorazione al 2 agosto.

Significato del nome Eusebio : "uomo pio, che onora gli dèi" (greco).



Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it ("RIV.").

domenica 1 agosto 2010

Santo del giorno: Sant'Alfonso Maria de' Liguori

S. ALFONSO MARIA de' Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa (memoria)Domenica 01 Agosto 2010
S. Alfonso Maria de’ Liguori

Vescovo, fondatore e Dottore della Chiesa
(memoria)

A
lfonso Maria de’ Liguoriuomo di ampia cultura, missionario, fondatore, vescovo, scrittore fecondo, pittore, poeta, musicista (ben noto è il “Tu scendi dalle stelle”), è senza dubbio un grande protagonista della storia della Chiesa e della storia tout court.

Nasce a Marianella (NA) il 27/09/1696 da una nobile famiglia. Il papà, Giuseppe, era comandante della naveCapitana della flotta del Regno di Napoli; la mamma, Anna Caterina Cavalieri, era della famiglia dei Principi di Presicce. A 12 anni sostiene con Giambattista Vico (noto filosofo, storico e giurista) l'esame di retorica e viene iscritto all'università. Il 21 gennaio 1713, a poco più di 16 anni, si laurea in utroque jure (ossia in diritto civile e diritto canonico).
Svolge l'attività forense, che pratica nel rispetto della verità, diventando presto uno dei più rinomati giureconsulti; ètitolare del Sedile di Portanova. Si dedica anche alle opere di misericordia assumendosi, nel 1715, il compito di visitare e di assistere i malati del più grande ospedale di Napoli, chiamato degli Incurabili. Nello stesso tempo studia filosofia, lettere e matematica: suona il clavicembalo e compone; dipinge e scrive poesie. Nel luglio del 1723, lasciato il foro dopo un processo perduto per intrallazzi politici, decide di farsi sacerdote e studia teologia.

Il 21 dicembre 1726, all'età di trent'anni, riceve l'ordinazione sacerdotale. Grande amico del popolo, al quale insegna che tutti sono chiamati alla santità, ognuno nel proprio stato, Alfonso si circonda, ovunque, di ecclesiastici e di laici di ogni ceto, organizzandoli in numerose associazioni. Si dedica in modo particolare ai ceti più umili, compiendo innumerevoli missioni nelle campagne e nei paesi rurali e prodigandosi in un intenso apostolato nei quartieri più poveri di Napoli, dove organizza, fin dal 1727, le “Cappelle Serotine”, frequentate da artigiani e da “lazzari”, cioè dal popolo minuto, che si radunavano la sera, dopo il lavoro, per due ore di preghiera e di catechismo. L'opera ha una rapida diffusione e diventa una scuola di rieducazione civile e morale.
Alfonso si rivolge al popolo con i mezzi pastorali più idonei e più efficaci, rinnovando la predicazione nei metodi e nei contenuti, collegandola con un'arte oratoria semplice e immediata. Il suo carattere positivo lo orienta verso i problemi più immediati della vita dei credenti, scossi nella fede e nelle certezze tradizionali da nuovi movimenti culturali e religiosi, soprattutto l'illuminismo e il giansenismo.

Nel 1732, Alfonso, volendo evangelizzare con più efficacia le popolazioni del Mezzogiorno, specialmente quelle più abbandonate e più sprovviste di aiuti spirituali, fonda a Scala, sulla Costiera amalfitana, la Congregazione del SS. Salvatore, poi denominata del Santissimo Redentore.
Nel 1762, a sessantasei anni, viene nominato vescovo della diocesi di Sant'Agata dei Goti, nel Beneventano. Nella grande carestia organizza soccorsi ai più poveri, e vende anche la sua carrozza. Nel nuovo compito sviluppa un'attività che ha dell'incredibile, nella duplice direzione del ministero diretto e dell'apostolato della penna.
Dopo 13 anni, consumato da un'artrosi cervicale e lombare, rinuncia all'episcopato. Gli ultimi dodici anni li trascorre a Pagani. Nonostante la malattia, è ancora attivissimo: scrive libri, prega, riceve persone e dirige laCongregazione. Muore a Pagani il 1 ° agosto 1787, a quasi 91 anni di età, in una casa del suo istituto religioso.

Il 20 febbraio 1807, a meno di vent'anni dalla morte, Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti) ne proclama l'eroicità delle virtù e il 15 settembre 1815 lo beatifica.
Pp Gregorio XVI (Bartolomeo Mauro Alberto Cappellari) lo canonizza nel 1839, il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti) lo proclama Dottore della Chiesa nel 1871 col titolo di Doctor zelantissimus e il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli) lo assegna come patrono dei confessori e moralisti nel 1950.

S. Alfonso fu autore di oltre 100 opere scritte. Produsse sia opere “popolari”, quindi di spessore facilmente accessibile a tutti, sia opere esegetiche trattanti ad esempio la teologia (in particolare quella morale “Theologia Moralis” stampata già nel 1748), l’apologetica, la dogmatica. Queste opere, tradotte nelle principali lingue del mondo, hanno nutrito e continuano a nutrire intere generazioni di cristiani, rendendo più facile il loro cammino verso la santità.

Lo stemma della “Congregatio Sanctissimi Redemptoris (Congregazione del SS. Redentore) compare, per la prima volta, nella forma e composizione odierna, sui documenti delle costituzioni capitolari del 1764 dove se ne fa una descrizione completa.
Tale stemma consiste in una croce latina, con ai lati una lancia  e una canna con la spugna, sita sopra tre monti. Accanto alla croce compaiono, a sinistra l’acronimo di Gesù e a destra il monogramma di Maria. Al di sopra della croce troviamo l’occhio raggiante sovrastato da una corona. Tutt’intorno  allo stemma poi c’è la legenda COPIOSA APUD EUM REDEMPTIO (cf. Salmo 129,7).
I redentoristi fanno della Croce il simbolo per eccellenza da tenere sempre presente nella loro vita spirituale e accanto ad essa tutto ciò che comprende e ne scaturisce, per cui troviamo la lancia con cui fu colpito Gesù quando era ormai morto sulla croce, la canna con all’estremità una spugna che servì a “dissetare” Gesù crocifisso, le lettere di Gesù e di Maria accanto alla croce  a simboleggiare il dolore sofferto e inferto a entrambi.
Al di sopra di tutto ciò c’è l’occhio raggiante e vigile di Dio sempre presente nel raccoglimento, nella preghiera dei congregati intorno alla Passione di Gesù. Ed ecco che alle estremità dello stemma ci sono i due messaggi di speranza: la corona che presagisce a chi muore nella Congregazione un posto in Paradiso e la legenda che esplicita il senso della Redenzione copiosa in Cristo e che quindi estende a tutti anche oltre le capacità umane di redimere e di convertire la misericordia di Dio.

Significato del nome Alfonso: “valoroso e nobile” (tedesco).


Fonti principali : santalfonso.it; redentoristi.com ("RIV.").