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sabato 7 agosto 2010

Meditazione del giorno: credo, aiutami nella mia incredulità

Meditazione del giorno 
San Tommaso Moro (1478-1535), statista inglese, martire 
Dialog of Comfort against Tribulation


« Credo, aiutami nella mia incredulità » (Mc 9,24)
        « Signore, aumenta la nostra fede » (Lc 17, 6). Meditiamo le parole di Cristo e diciamo ciascuno tra sè e sè : Se non permettessimo alla nostra fede di intiepidire, anzi di raffreddare, di perdere la sua forza sparpagliando i nostri pensieri in futilità, cesseremmo di attribuire importanza alle cose di questo mondo e raccoglieremmo la nostra fede in un'angoletto del nostro animo.

        Allora la semineremmo come un grano di senapa nel giardino del nostro cuore, dopo aver sradicato tutte le erbacce, e il germoglio crescerebbe. Con una salda fiducia nella parola di Dio, solleveremo un monte di afflizioni, mentre se la nostra fede è vacillante, non sposterà nemmeno un monticello. Per concludere questo colloquio, direi che, poiché ogni conforto spirituale presuppone una base di fede, e nessuno salvo Dio può darla, non dobbiamo mai cessare di domandargliela.

giovedì 5 agosto 2010

Meditazione del giorno: Il sacramento della riconciliazione

Meditazione del giorno 
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità 
No Greater Love


Il sacramento della riconciliazione : « Tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli »
          La confessione è un atto bellissimo, un atto di grandissimo amore. Qui possiamo recarci solo come peccatori, portatori del peccato, e da qui possiamo tornare solo come peccatori perdonati, senza peccato.

         La confessione è soltanto l'umiltà messa in atto. Un tempo la chiamavamo penitenza, ma si tratta proprio di un sacramento d'amore, del sacramento del perdono. Quando una breccia si apre fra me e Cristo, quando nel mio amore si apre una fessura, qualunque cosa può venire a riempire questa crepa. La confessione è questo momento in cui permetto a Cristo di togliere da me tutto quanto divide, tutto quanto distrugge. La realtà dei miei peccati deve essere prima. Noi siamo, per la maggior parte, minacciati dal pericolo di dimenticare che siamo peccatori e che dobbiamo recarci alla confessione in quanto tali. Dobbiamo recarci a Dio per dirgli quanto siamo afflitti da quello che abbiamo fatto e che l'ha offeso.

         Il confessionale non è il luogo delle conversazioni banali o delle chiacchiere. Solo questo vi risiede : i miei peccati, il mio pentimento, il mio essere perdonato, il modo di vincere le mie tentazioni, di praticare le virtù, di crescere nell'amore di Dio.

mercoledì 4 agosto 2010

Meditazione del giorno: Donna davvero grande è la tua fede

Meditazione del giorno 
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo 
Omelie, 9


« Donna, davvero grande è la tua fede »
« Pietà di me, Signore, Figlio di Davide ! » Questa invocazione è di una forza immensa… È come un gemito che viene da un abisso senza fine. Ciò supera di molto la natura, e occorre che lo Spirito Santo in persona proferisca in noi tale gemito (Rm 8,26)… Eppure le disse Gesù : « Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele » e «  Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini »… come egli avrebbe potuto provarla maggiormente, cacciarla e respingerla con più forza ?

Ora, così inseguita, cosa ha fatto lei ? Si è lasciata braccare, anzi ella ha dato la caccia a se stessa più profondamente di quanto egli potesse inseguirla. Si è data la caccia fino in fondo. Ha penetrato più profondamente ancora nell’abisso. Pur abbassandosi e umiliandosi, ha mantenuto la sua fiducia e ha detto : « È vero, Signore, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. »

Ah ! poteste anche voi riuscire a penetrare così veramente nel fondo della verità, non con commenti dotti, grandi parole o con i sensi, bensì nella verità intima del vostro essere ! Né Dio, né alcuna creatura potrebbe calpestarvi, annientarvi se dimoraste nella verità, nell’umiltà fiduciosa. Potreste subire affronti, disprezzi e rifiuti sgarbati, rimarreste saldi nella perseveranza, avanzereste più a fondo ancora, animati da una fiducia integra e aumentereste sempre di più il vostro zelo. Da questo dipende tutto, e giunge alla méta chi giunge a tal punto. Solo questi cammini conducono, in verità, senza nessuna tappa intermedia, fino a Dio. Tuttavia, pochi giungono a rimanere così in questa grande umiltà, con perseveranza, con integra e vera franchezza, come ha fatto questa povera donna.

martedì 3 agosto 2010

Meditazione del giorno: Passiamo all'altra riva

Meditazione del giorno 
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo 
Commento al vangelo di Matteo, 11, cap. 5-6 ; PG 13, 913 ; SC 162




« Passiamo all’altra riva » (Lc 8,22)
« Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca e di precerderlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla ». La folla non era in grado di partire verso l’altra sponda, visto che essa non era Ebrea, nel senso spirituale della parola che si traduce : « La gente dell’altra riva ». Questa invece era il compito dei discepoli di Gesù : partire per l’alta riva, superare quello che è visibile e corporeo, queste realtà temporanee, e giungere per primi a quelle cose invisibili ed eterne…

I discepoli, tuttavia, non hanno potuto precedere Gesù sull’altra sponda… Egli voleva forse insegnare loro con l’esempio che senza di lui non era possibile giungervi… Cos’è questa barca nella quale Gesù ordina ai suoi discepoli di salire ? Non sarà forse la lotta contro le tentazioni e le circostanze difficili ?… Lui, il Salvatore, ordina dunque ai discepoli di salire sulla barca delle prove per giungere all’altra riva, superando le circostanze difficili mediante la sua vittoria su di esse…

Poi è salito sul monte, solo, a pregare. In favore di chi prega ? Probabilmente, in primo luogo per la folla, affinché, congedata dopo aver mangiato i pani benedetti, non faccia nulla di contrario all’invio di Gesù. Per i dicepoli in seguito, … affinché sul mare, non soffrano a causa delle onde, né per il vento contrario. Ho voglia di dire che proprio grazie alla preghiera che Gesù rivolge a suo Padre, i discepoli non patirono danni sul mare.

Se quando siamo soggetti al pericolo delle tentazioni, ci ricordassimo che il Signore ci ha obbligati a imbarcarci, perché vuole che lo precediamo sull’altra riva ! Chi non ha sopportato la prova dei flutti e del vento contrario, è impossibile che giunga all’altra riva. Perciò quando ci vediamo accerchiati da numerose difficoltà, e stanchi ci troviamo immersi in esse, pensiamo che la nostra barca sta in mezzo al mare, sbattuta dai flutti, che vorrebbero vederci « naufragare nella fede » (1 Tm 1,19)… Siamo certi che all’arrivo della quarta ora, quando « la notte è avanzata e il giorno è vicino » (Rm 13,12), si accosterà a noi il Figlio di Dio camminando sul mare per rendercelo tranquillo.

lunedì 2 agosto 2010

Meditazione del giorno: Date loro voi stessi da mangiare

Meditazione del giorno 
Giovanni Paolo II 
Mane Nobiscum Dominum, 27-28




« Date loro voi stessi da mangiare »
Il cristiano che partecipa all'Eucaristia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze della vita. L'immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l'Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione.

C'è un punto sul quale si gioca in notevole misura l'autenticità della partecipazione all'Eucaristia, celebrata nella comunità: è la spinta che essa ne trae per un impegno fattivo nell'edificazione di una società più equa e fraterna. Nell'Eucaristia il nostro Dio ha manifestato la forma estrema dell'amore, rovesciando tutti i criteri di dominio che reggono troppo spesso i rapporti umani ed affermando in modo radicale il criterio del servizio: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Non a caso, nel Vangelo di Giovanni non troviamo il racconto dell'istituzione eucaristica, ma quello della «lavanda dei piedi» (Gv 13,1-20): chinandosi a lavare i piedi dei suoi discepoli, Gesù spiega in modo inequivocabile il senso dell'Eucaristia. San Paolo, a sua volta, ribadisce con vigore che non è lecita una celebrazione eucaristica nella quale non risplenda la carità testimoniata dalla concreta condivisione con i più poveri (1Cor 11,17).

Perché dunque non fare di questo Anno dell'Eucaristia un periodo in cui le comunità diocesane e parrocchiali si impegnano in modo speciale ad andare incontro con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo? Penso al dramma della fame che tormenta centinaia di milioni di esseri umani, penso alle malattie che flagellano i Paesi in via di sviluppo, alla solitudine degli anziani, ai disagi dei disoccupati, alle traversie degli immigrati… Non possiamo illuderci: dall'amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo (Gv 13,35 ; Mt 25,31-46). È questo il criterio in base al quale sarà comprovata l'autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche.

domenica 1 agosto 2010

Meditazione del giorno: Accumulare per sè o arricchirsi davanti a Dio?

Meditazione del giorno 
Fénelon (1651-1715), arcivescovo di Cambrai 
Omelia per la festa dell'Assunzione




Accumulare per sè, o arricchirsi davanti a Dio ?
        Fratelli, qualunque sia l'età, qualunque sia lo stato in cui la morte ci prenda, essa ci sorprende, ci trova sempre nei disegni che suppongono una lunga vita. La vita, data soltanto perché ci prepariamo al termine al quale essa deve condurre, trascorre tutta intera in un profondo oblio di questo fine. Uno vive come se dovesse vivere sempre. Pensa soltanto a lusignare se stesso con ogni sorta di piaceri, quando la morte viene a fermare improvvisamente il corso di queste folli gioie. L'uomo, saggio ai propri occhi ma stolto agli occhi di Dio, si preoccupa in mille modi di accumulare beni di cui la morte sta per spogliarlo... Tutto dovrebbe avvertirci, e tutto ci diverte... Dalla nostra nascita, sono come cento mondi nuovi che si sono eretti sulle rovine di quello che ci ha visto nascere...

        Il cristianesimo invece ci insegna con chiarezza e forza ad aspettare la morte come il compimento delle nostre speranze. Eppure misconosciamo questo come se non fossimo mai stati cristiani. « O amabile Salvatore, che dopo averci insegnato a vivere, ti sei degnato di insegnarci a morire, ti supplichiamo, per i dolori della tua morte, di farci sopportare la nostra con umile pazienza, e di cambiare questa pena, imposta a tutto il genere umano, in un sacrificio pieno di gioia e di zelo. Sì, buon Gesù, sia che viviamo sia che moriamo, siamo tuoi (Rm 14, 8). Ma vivendo, lo siamo, purtroppo, con il triste timore di non esserlo più il momento seguente. Invece, morendo, saremo tuoi per sempre, e anche tu sarai tutto nostro, purché l'ultimo respiro della nostra vita sia un sospiro di amore per te.

sabato 31 luglio 2010

Meditazione del giorno: Il martirio di Giovanni Battista

Meditazione del giorno 
Catechismo della Chiesa Cattolica - Copyright © Libreria Editrice Vaticana 
§ 2471-2474




Il martirio di Giovanni Battista, testimonianza alla verità
        Davanti a Pilato, Cristo proclama di essere « venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità » (Gv 18, 37). Il cristiano non deve vergognarsi « della testimonianza da rendere al Signore » (2 Tm 1, 8). Nelle situazioni in cui si richiede che si testimoni la fede, il cristiano ha il dovere di professarla senza equivoci, come ha fatto san Paolo davanti ai suoi giudici. Il credente deve « conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini » (At 24, 16).

        Il dovere dei cristiani di prendere parte alla vita della Chiesa li spinge ad agire come testimoni del Vangelo e degli obblighi che ne derivano. Tale testimonianza è trasmissione della fede in parole e opere. La testimonianza è un atto di giustizia che comprova o fa conoscere la verità. Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo, che hanno rivestito col Battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la Confermazione (Vaticano II).

        Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede ; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza ...

        Con la più grande cura la Chiesa ha raccolto i ricordi di coloro che, per testimoniare la fede, sono giunti sino alla fine. Si tratta degli Atti dei Martiri. Costituiscono gli archivi della Verità scritti a lettere di sangue :... « Ti benedico per avermi giudicato degno di questo giorno e di quest'ora, degno di essere annoverato tra i tuoi martiri... Tu hai mantenuto la tua promessa, o Dio della fedeltà e della verità. Per questa grazia e per tutte le cose, ti lodo, ti benedico, ti rendo gloria per mezzo di Gesù Cristo, sacerdote eterno e onnipotente, Figlio tuo diletto. Per lui, che vive e regna con te e con lo Spirito, sia gloria a te, ora e nei secoli dei secoli. Amen » (San Policarpo).

venerdì 30 luglio 2010

Meditazione del giorno: Non è egli forse il figlio del carpentiere?

Meditazione del giorno 
Giovanni Paolo II 
Redemptoris custos, 27 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)




« Non è egli forse il figlio del carpentiere ? »
         La comunione di vita tra Giuseppe e Gesù ci porta a considerare il mistero dell'Incarnazione proprio sotto l'aspetto dell'umanità di Cristo, strumento efficace della divinità in ordine alla santificazione degli uomini : « In forza della divinità le azioni umane di Cristo furono per noi salutari, causando in noi la grazia sia in ragione del merito, sia per una certa efficacia » (San Tommaso d'Aquino).

         Tra queste azioni gli evangelisti privilegiano quelle riguardanti il mistero pasquale, ma non omettono di sottolineare l'importanza del contatto fisico con Gesù... La testimonianza apostolica non ha trascurato la narrazione della nascita di Gesù, della circoncisione, della presentazione al tempio, della fuga in Egitto e della vita nascosta a Nazaret a motivo del mistero di grazia contenuto in tali gesti, tutti salvifici, perché partecipi della stessa sorgente di amore : la divinità di Cristo. Se questo amore attraverso la sua umanità si irradiava su tutti gli uomini, ne erano certamente beneficiari in primo luogo coloro che la volontà divina aveva collocato nella sua più stretta intimità : Maria sua madre e il padre putativo Giuseppe.

         Poiché l'amore paterno di Giuseppe non poteva non influire sull'amore filiale di Gesù e, viceversa, l'amore filiale di Gesù non poteva non influire sull'amore paterno di Giuseppe, come inoltrarsi nelle profondità di questa singolarissima relazione ? Le anime più sensibili agli impulsi dell'amore divino vedono a ragione in Giuseppe un luminoso esempio di vita interiore.

giovedì 29 luglio 2010

Meditazione del giorno: Chi crede in me vivrà

Meditazione del giorno 
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa 
Trattato sul vangelo di Giovanni, 49,15




« Chi crede in me vivrà »
        « Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno ». Che vuol dire questo ? « Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro, vivrà », perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Così rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe : « Io sono il Dio di Abramo, il Dio d'lsacco e il Dio di Giacobbe ; non sono Dio dei morti ma dei viventi : essi infatti sono tutti vivi » (Lc 20, 38). Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai ; se non credi, sei morto anche se vivi... Quando è che muore l'anima? Quando manca la fede. Quando è che muore il corpo ? Quando viene a mancare l'anima. La fede è l'anima della tua anima.

        « Chi crede in me anche se è morto nel corpo, vivrà nell'anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per la immortalità della risurrezione. »

        Questo è il senso delle sue parole. « Lo credi tu ? » - domanda Gesù a Marta - ; Ed essa risponde : « Sì, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo (Gv 11, 26-27). E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita ; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno. »

mercoledì 28 luglio 2010

Meditazione del giorno:Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture


Meditazione del giorno 
Sant'Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire 
Contro le Eresie, IV, 26 ; SC 100, 711




Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture
        Cristo era presente a tutti coloro ai quali, dal principio, Dio comunicava la sua Parola, il suo Verbo. E se qualcuno legge la Scrittura in questa prospettiva, troverà in essa un'espressione concernente Cristo e una prefigurazione della chiamata nuova. Infatti è lui « il tesoro nascosto nel campo » cioè nel mondo (Mt 13, 38). Tesoro nascosto nelle Scritture, perché veniva manifestato attraverso figure e parabole che, umanamente parlando, non potevano essere intese prima che le profezie fossero compiute, cioè prima della venuta del Signore. Perciò è stato detto al profeta Daniele : « Chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine » (Dn 12, 4)... Anche Geremia dice : « Alla fine dei giorni comprenderete tutto ! » (Ger 22, 20)...

        Letta dai cristiani la legge è un tesoro, un tempo nascosto in un campo, ma rivelato e spiegato dalla croce di Cristo ; ... essa manifesta la sapienza di Dio, rivela i suoi disegni di salvezza per l'uomo, prefigura il Regno di Cristo, preannuncia la Buona Novella dell'eredità della Gerusalemme santa, predice che l'uomo che ama Dio progredirà fino a vederlo ed a udire la sua parola, e sarà glorificato da questa parola...

        In questo modo, dopo la sua risurrezione, il Signore ha spiegato le Scritture ai suoi discepoli, dimostrando loro con esse che « bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria » (Lc 24, 26). Quindi se qualcuno legge le Scritture in questo modo, sarà un discepolo perfetto, « simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche » (Mt 13, 52).

martedì 27 luglio 2010

Meditazione del giorno: Non abbandonarci

MEDITAZIONE DEL GIORNO 27/07/2010

Martedì - XVII Tempo Ordinario


Parola - Prima lettura Ger 14, 17-22
I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la figlia del mio popolo, da una ferita mortale... Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare... Riconosciamo, Signore, la nostra iniquità... per il tuo nome non abbandonarci.

Riflessione
Il battesimo ci ha conferito la dignità e la missione di profeti e sacerdoti, al servizio del popolo di Dio. Possiamo trovarci nella situazione descritta dal brano: la maggioranza preferisce ascoltare voci ben diverse da quella del Signore; ama orientarsi a lidi alternativi da quelli loro indicati. In questo contesto potremmo avvilirci, e aggirarci per la città, senza sapere che cosa fare. Nel brano però si comportano così i falsi profeti e i sacerdoti mestieranti; Geremia invece è ben cosciente del suo compito e l'esercita con sofferenza, ma con tanta fede e generosità. Noi pure, quando non ci rimane spazio per l'azione apostolica, prostriamoci davanti a Dio e chiediamogli perdono anche per chi non lo fa, preghiamolo e supplichiamolo. Nessuna situazione può impedirci di svolgere il servizio dell'intercessione, e nulla lo vanifica agli occhi del Signore.


Parola - Vangelo Mt 13, 36-43 In quel tempo, Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo... la zizzania sono i figli del maligno... alla fine del mondo...».

Riflessione
La dimensione ecclesiale della parabola è evidente, giacché Gesù stesso si è preoccupato di metterla in luce; non ci resta che riflettervi. Può essere utile considerare la parabola anche in dimensione personale. Anzitutto dobbiamo prendere atto della realtà: ciascuno di noi è il campo, nel quale, contemporaneamente, esiste buon grano e zizzania. Poi è doveroso porci una domanda: stiamo seminando con le nostre stesse mani la zizzania dentro di noi, oppure permettiamo che lo faccia il diavolo? Di fronte a una risposta positiva, è doveroso prendere immediati provvedimenti. Sperando in una risposta negativa, chiediamoci che cosa stiamo facendo per crescere il grano buono, e per tenere a bada, nel migliore dei modi, l'espandersi delle erbacce cattive. A questo punto, non dobbiamo preoccuparci troppo dei risultati visibili, poiché la zizzania non estirpata, purché non seminata da noi volontariamente, alla fine della vita sarà finalmente raccolta da Gesù stesso e gettata nel fuoco a bruciare. Noi andremo davanti al trono divino solamente con il grano buono.

lunedì 26 luglio 2010

Meditazione del giorno: La parabola del lievito

Meditazione del giorno 
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d'Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa 
Omelia sul Vangelo di San Matteo, 46, 2-3




La parabola del lievito
        Il Signore presenta, in seguito, l'immagine del lievito : come questo lievito comunica la sua forza alla massa di farina, così trasformerete, anche voi, il mondo intero... Non mi obiettate : cosa potremo fare, noi che siamo soltanto dodici, gettati in mezzo a una folla così grande ? Ciò che farà risaltare lo splendore della vostra potenza, è proprio il fatto che affrontiate la moltitudine senza indietreggiare... È solo Cristo che dà al lievito la sua potenza : ha impastato con la moltitudine, quelli che avevano fede in lui, perché ci comunicassimo gli uni agli altri le nostre conoscenze. Non lo si rimproveri per il numero ridotto dei suoi discepoli, perché grande è la potenza del messaggio ; e quando la massa è fermentata, diviene essa stessa, a sua volta, lievito per il resto...

        Ma, se dodici uomini hanno fatto lievitare la terra intera, quanto siamo cattivi noi che, nonostante il nostro numero considerabile, non riusciamo a convertire quelli che ci circondano, quando un tale numero dovrebbe bastare per essere lievito per migliaia di mondi ! – Questi dodici però, direte, erano Apostoli ! – E allora ? Non erano forse nelle stesse condizioni di noi. Non abitavano in città ? Non condividevano la nostra sorte ? Non esercitavano mestieri ? Erano forse angeli scesi dal cielo ? Dite che hanno fatto miracoli ? Però non è per questo motivo che li ammiriamo. Fino a quando parleremo dei loro miracoli per nascondere la nostra pigrizia ?...– Allora da dove viene la grandezza degli Apostoli ? – Dal loro disprezzo delle ricchezze, dal loro disdegno della gloria... È il loro modo di vivere che dà il vero splendore e fa scendere la grazia dello Spirito.

domenica 25 luglio 2010

Meditazione del giorno: Padre nostro celeste

Meditazione del giorno 
Giovanni Paolo II 
Dives in misericordia, cap. 8,15




« Se voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste ? »
        Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola «misericordia», quanto più, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia «con forti grida» (Mt 15, 23). Queste «forti grida» debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi...

        L'uomo contemporaneo si interroga spesso, con profonda ansia, circa la soluzione delle terribili tensioni che si sono accumulate sul mondo e si intrecciano in mezzo agli uomini. E se talvolta non ha il coraggio di pronunciare la parola «misericordia», oppure nella sua coscienza, priva di contenuto religioso, non ne trova l'equivalente, tanto più bisogna che la Chiesa pronunci questa parola, non soltanto in nome proprio, ma anche in nome di tutti gli uomini contemporanei. Bisogna che la pronunci in un'ardente preghiera, in un grido che implori la misericordia secondo le necessità dell'uomo nel mondo contemporaneo.

        Questo grido sia denso di tutta quella verità sulla misericordia che ha trovato cosi ricca espressione nella Sacra Scrittura e nella tradizione, come anche nell'autentica vita di fede di tante generazioni del Popolo di Dio. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che ha creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore.

sabato 24 luglio 2010

Meditazione del giorno: La parabola della zizzania

Meditazione del giorno 
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d'Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa 
Omelia sul Vangelo di San Matteo, 46, 1-2




La parabola della zizzania
        Il metodo del diavolo è quello di mescolare sempre alla verità, l'errore rivestito delle apparenze e dei colori della verità, per poter sedurre facilmente coloro che si lasciano ingannare. Ecco perché Nostro Signore parla soltanto della zizzania, poiché questa pianta assomiglia al grano. Poi, indica come costui ci sappia fare a ingannare : « Mentre tutti dormivano ». Qui, si vede il grave pericolo che corrono i capi, soprattuto coloro  ai quali è stata affidata la guardia del campo. Questo pericolo del resto, non minaccia soltanto i capi, ma anche i loro subordinati. Ci mostra pure che l'errore viene dopo la verità...

        Cristo ci dice tutto ciò per insegnarci a non addormentarci..., ne consegue la necessità di una guardia vigilante. Perciò diceva : « Chi persevererà sino alla fine sarà salvato » (Mt 10, 22)... Ora considera lo zelo dei servi. Vogliono sradicare la zizzania immediatamente. Anche se manca loro la riflessione, questo prova la loro sollecitudine per il seme. Cercano una cosa sola, non trarre vendetta da costui che ha seminato la zizzania, ma salvare la messe. Ecco perché cercano come scacciare totalmente il male... Cosa risponde allora il Padrone ? ... Glielo impedisce per due motivi : il primo, il timore di nuocere al grano ; il secondo, la certezza che un castigo inevitabile si abbatterà su quelli che sono colpiti da questa malattia mortale. Se vogliamo la loro punizione senza che ne soffra la messe, aspettiamo il momento opportuno...Forse, una parte di quella zizzania si mutarà in grano ? Se quindi la sradichate ora, nuocerete alla messe prossima, sradicando quelli che potranno cambiare a diventare migliori.

venerdì 23 luglio 2010

Meditazione del giorno: la volontà di Dio

Meditazione del giorno 
Giovanni Paolo II - Copyright © Libreria Editrice Vaticana
Lettera apostolica Spes aedificandi



« Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre »
        Indicando Santa Brigida come compatrona d'Europa, intendo far sì che la sentano vicina non soltanto coloro che hanno ricevuto la vocazione ad una vita di speciale consacrazione, ma anche coloro che sono chiamati alle ordinarie occupazioni della vita laicale nel mondo e soprattutto all'alta ed impegnativa vocazione di formare una famiglia cristiana.

        Senza lasciarsi fuorviare dalle condizioni di benessere del suo ceto sociale, ella visse col marito Ulf un'esperienza di coppia in cui l'amore sponsale si coniugò con la preghiera intensa, con lo studio della Sacra Scrittura, con la mortificazione, con la carità. Insieme fondarono un piccolo ospedale, dove assistevano frequentemente i malati. Brigida poi era solita servire personalmente i poveri. Al tempo stesso, fu apprezzata per le sue doti pedagogiche, che ebbe modo di esprimere nel periodo in cui fu richiesto il suo servizio alla corte di Stoccolma. Da questa esperienza matureranno i consigli che in diverse occasioni darà a principi e sovrani per la retta gestione dei loro compiti. Ma i primi a trarne vantaggio furono ovviamente i figli, e non a caso una delle figlie, Caterina, è venerata come Santa.

        Dopo la morte dello sposo, avvertì la voce di Cristo che le affidava una nuova missione, guidandola passo passo con una serie di grazie mistiche straordinarie... In Brigida si avverte la forza della profezia. Talvolta i suoi toni sembrano un'eco di quelli degli antichi grandi profeti. Ella parla con sicurezza a principi e pontefici, svelando i disegni di Dio sugli avvenimenti storici. Non risparmia ammonizioni severe anche in tema di riforma morale del popolo cristiano e dello stesso clero...

        In particolare, poi, essendosi le terre scandinave, patria di Brigida, distaccate dalla piena comunione con la sede di Roma nel corso delle tristi vicende del secolo XVI, la figura della Santa svedese resta un prezioso « legame » ecumenico, rafforzato anche dall'impegno in tal senso svolto dal suo Ordine.

mercoledì 21 luglio 2010

Meditazione del giorno: La terra buona

Mercoledì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 13,1-9
Meditazione del giorno 
Catechismo della Chiesa cattolica 
§ 101-105,108 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana


« Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la Parola e la comprende » (Mt 13,23)
        Il Cristo, Parola unica della Sacra Scrittura : Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fece simile agli uomini » (Vaticano II, DV 13). Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. (Eb 1,1-3) « Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo » (Sant'Agostino).

        Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo (Dv 21). Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio (1 Tes 2,13). « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro » (DV 21).

        Dio è l'autore della Sacra Scrittura. « Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo » (DV 11).

        La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente » (San Bernardo). Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture (Lc 24,45).

martedì 20 luglio 2010

Meditazione del giorno: Sofferenza in Gioia

Martedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 12,46-50
Meditazione del giorno 
San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino 
Buona giornata, 6, 8, 9/5


« Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre »
        Maria, la Madre di Gesù sapeva benissimo che la redenzione  si sarebbe adempiuta per mezzo della morte di suo figlio ; eppure anche lei ha pianto e sofferto, e quanto ! (GC, 21)

        Se il Signore si manifesta a voi, rendetegli grazie ; se si nasconde, fate lo stesso. La Vergine Maria, nella sua bontà, continui ad ottenere per voi dal Signore la forza di sopportare senza venire meno le numerose prove di amore che egli vi dà. Auguro che arriviate fino a morire con lui sulla croce, e in lui possiate esclamare : « Tutto è compiuto » (AdFP, 563).

        Maria trasformi in gioia ogni sofferenza della tua vita (GC, 24).

lunedì 19 luglio 2010

Meditazione del giorno: Il segno di Giona


Lunedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 12,38-42
Meditazione del giorno 
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa 
Discorsi, 3, PL 52, 303-306, CCL 24, 211-215
Il segno di Giona
        Ecco che la fuga del profeta Giona lontano dal Signore (Gn 1, 3) diventa una figura profetica, e ciò che viene presentato come un naufragio funesto diventa il segno della Risurrezione del Signore. Il testo stesso della storia di Giona ci mostra bene come egli realizza pienamente la figura del Salvatore. Sta scritto che Giona « si mise in cammino per fuggire lontano dal Signore ». Il Signore stesso non ha forse rifiutato la condizione e l'aspetto della divinità , per assumere la condizione e l'aspetto dell'uomo ? Così dice l'Apostolo Paolo : « Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo » (Fil 2, 6-7). Lui che è Signore, ha rivestito la condizione di Servo ; per passare inosservato nel mondo, per essere vittorioso del demonio, ha fuggito lontano da se stesso, nell'uomo... Dio è dovunque : è impossibile fuggire lontano da lui. Per « fuggire lontano dal Signore », non in un'altro luogo ma, in un certo senso, in un'altro aspetto, Cristo si è rifugiato nel volto della nostra schiavitù, fino ad assumerlo totalmente.

        Il testo prosegue : « Giona scese a Giaffa, dove trovò una nave per Tarsis ». Colui che scende, eccolo : « Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo » (Gv 3, 13). Il Signore è sceso dal cielo verso la terra, Dio è sceso verso l'uomo, l'onnipotenza è scesa verso la nostra schiavitù. Ma Giona che scendeva verso la nave è dovuto salire in essa per viaggiare ; così Cristo, sceso in questo mondo, è salito, con le sue virtù e con i miracoli, nella nave della sua Chiesa.

sabato 15 maggio 2010

Meditazione del giorno: 15/05/2010

Meditazione del giorno 

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, parroco di Ars 

Catechismo sulla preghiera
« Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena »

Fate bene attenzione, figliuoli miei : il tesoro di un cristiano non è sulla terra, ma nel cielo (Mt 6,20). Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo : pregare e amare. Voi pregate e amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra.

La preghiera non è nient'altro che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura. È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare ; ma Dio, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.

Figliuoli  miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole.

venerdì 14 maggio 2010

Meditazione del giorno: 14/05/2010

MEDITAZIONE DEL GIORNO

San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa (Ap 21,14)
        Gesù Cristo, il Signore nostro, durante il Suo soggiorno sulla terra, manifestò chi egli fosse, ciò che era stato, quale fosse la volontà del Padre Suo di cui egli era servitore, quale comandamento prescriveva all'uomo. Tutto questo lo diceva apertamente alla folla oppure ai suoi discepoli, in disparte. Egli ne aveva prescelti dodici e li teneva sempre presso di sè: non si allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perchè fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

        E gli Apostoli sùbito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati, messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, titarono a sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo stesso insegnamento della fede.

        Poi hanno fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro, fratelli e che praticano reciprocamente l'ospitalità. Questa costruzione si basa sull'unico fondamento della tradizione di uno stesso mistero. Gli apostoli hanno predicato quello che Cristo ha loro rivelato e null'altro doveva essere predicato da quelle Chiese fondate direttamente dagli apostoli alle quali essi avevano parlato di viva voce o, come si attesta, tramite lettere.