RINFORZARE LA TESTIMONIANZA CRISTIANA: La relazione con Dio è costitutiva dell'essere umano: questi è stato creato e ordinato verso Dio, cerca la verità, tende verso il bene, ed è attratto dalla bellezza. Così Benedetto XVI si è presentato in Portogallo, nel primo discorso appena sceso dallaereo per questo suo quindicesimo viaggio apostolico. La coscienza è cristiana ha detto il Papa nella misura in cui si apre alla pienezza della vita e della sapienza, che abbiamo in Gesù Cristo. La visita, che ora inizio sotto il segno della speranza, intende essere una proposta di sapienza e di missione. Benedetto XVI ha ricordato poi le radici cristiane del Portogallo, il legame storico esistente dall'epoca moderna tra questo paese ed il Papato. ...
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venerdì 14 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
PAPA RATZINGER: Stiamo vivendo la profezia di Fatima
(AGI) - Fatima, 13 mag. - Anche se non esistono altre parti non rivelate del Messaggio di Fatima, le sofferenze della Chiesa e dell'umanita' previste dalla Vergine non sono finite. "Si illuderebbe - ha affermato oggi il Papa davanti a circa 500 mila fedeli che gremivano la spianata del Santuario - chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l'umanita' sin dai suoi primordi: 'Dov'e' Abele, tuo fratello? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!'". "L'uomo - infatti - ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo. Nella Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la citta' degli uomini" .
PAPA RATZINGER: intervistato in aereo
| da www.agensir.it: portale d'informazione religiosa Mercoledi 12 Maggio 2010 PAPA IN PORTOGALLO - La missione dell'Europa Intervista a bordo dell'aereo |
| Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo verso il Portogallo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del volo papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Papa agli operatori dei media, diffusa questa mattina dalla Sala Stampa Vaticana: Padre Lombardi. Santità, quali preoccupazioni e sentimenti porta con sé sulla situazione della Chiesa in Portogallo? Che cosa si può dire al Portogallo, in passato profondamente cattolico e portatore della fede nel mondo, ma oggi in via di profonda secolarizzazione, sia nella vita quotidiana, sia a livello giuridico e culturale? Come annunciare la fede in un contesto indifferente e ostile alla Chiesa? Papa. Innanzitutto buona giornata a voi tutti e ci auguriamo buon viaggio, nonostante la famosa nuvola sotto la quale siamo. Quanto al Portogallo, provo soprattutto sentimenti di gioia, di gratitudine per quanto ha fatto e fa questo Paese nel mondo e nella storia e per la profonda umanità di questo popolo, che ho potuto conoscere in una visita e con tanti amici portoghesi. Direi che è vero, verissimo che il Portogallo è stato una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo; una fede coraggiosa, intelligente e creativa; ha saputo creare grande cultura, lo vediamo in Brasile, nello stesso Portogallo, ma anche la presenza dello spirito portoghese in Africa, in Asia. E d’altra parte la presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel ‘700 c’è una forte presenza dell’Illuminismo, basti pensare al nome Pombal. Così vediamo che in questi secoli il Portogallo ha vissuto sempre nella dialettica, che naturalmente oggi si è radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai persone che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà e dell’esclusione l’uno dell’altro. Oggi vediamo che proprio questa dialettica è una chance, che dobbiamo trovare la sintesi e un foriero e profondo dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista non avrebbe la dimensione religiosa trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte questa dimensione religiosa trascendente, che è una dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anti-storica, solo esistente in se stessa e che sarebbe questa “la” ragione, è un errore; scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica, non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza e solo nell’incontro tra la realtà trascendente e la fede e la ragione l’uomo trova se stesso. Quindi penso che proprio il compito e la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica, che completa l’essere umano e rende così anche comunicabili le culture umane. Perciò direi che la presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrarietà tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e così trovino la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell’Europa e la necessità umana in questa nostra storia. Padre Lombardi. Grazie, Santità, e continuiamo allora sul tema dell’Europa. La crisi economica si è recentemente aggravata in Europa e coinvolge in particolare anche il Portogallo. Alcuni leaders europei pensano che il futuro dell’Unione Europea sia a rischio. Quali lezioni imparare da questa crisi, anche sul piano etico e morale? Quali le chiavi per consolidare l’unità e la cooperazione dei Paesi europei in futuro? Papa. Direi che proprio questa crisi economica, con la sua componente morale, che nessuno può non vedere, sia un caso di applicazione, di concretizzazione di quanto avevo detto prima, cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro. Anche qui vediamo un dualismo falso, cioè un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, un mercato che sarebbe regolato solo da se stesso, dalle pure forze economiche, dalla razionalità positivista e pragmatista dell’economia - l’etica sarebbe qualcosa d’altro, estranea a questo. In realtà, vediamo adesso che un puro pragmatismo economico, che prescinde dalla realtà dell’uomo - che è un essere etico -, non finisce positivamente, ma crea problemi irresolubili. Perciò, adesso è il momento di vedere che l’etica non è una cosa esterna, ma interna alla razionalità e al pragmatismo economico. D’altra parte, dobbiamo anche confessare che la fede cattolica, cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo. Quindi, anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto. Ho cercato nella mia enciclica “Caritas in veritate” - e tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa va in questo senso - di allargare l’aspetto etico e della fede al di sopra dell’individuo, alla responsabilità verso il mondo, ad una razionalità “performata” dall’etica. D’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato, in questi ultimi due, tre anni, hanno mostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico, perché l’uomo è uno, e si tratta dell’uomo, di un’antropologia sana, che implica tutto, e solo così si risolve il problema, solo così l’Europa svolge e realizza la sua missione. Padre Lombardi. Grazie, e ora veniamo a Fatima, dove sarà un po’ il culmine anche spirituale di questo viaggio. Santità, quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? E quando Lei presentò il testo del terzo segreto nella Sala Stampa Vaticana, nel giugno 2000, c’erano diversi di noi e altri colleghi di allora, Le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile, secondo Lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi sessuali sui minori? Papa. Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla Madonna di Fatima, che per noi è un segno della presenza della fede, che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto il mondo e tocca la storia proprio nel suo presente e illumina questa storia. Nel 2000, nella presentazione, avevo detto che un’apparizione, cioè un impulso soprannaturale, che non viene solo dall’immaginazione della persona, ma in realtà dalla Vergine Maria, dal soprannaturale, che un tale impulso entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era - diciamo – “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete. Così direi, anche qui, oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù cardinali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia. Padre Lombardi. Grazie, Santità, della chiarezza, della profondità delle sue risposte e di questa parola di speranza conclusiva che ci ha dato. Noi le auguriamo veramente di poter svolgere serenamente questo viaggio così impegnativo e di poterlo vivere anche con tutta la gioia e la profondità spirituale che l’incontro con il mistero di Fatima ci ispira. Buon viaggio a Lei e noi cercheremo di fare bene il nostro servizio e di diffondere obiettivamente quello che Lei farà. (Fonte: www.vatican.va) © Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana |
mercoledì 12 maggio 2010
Segreto di Fatima e preti pedofili
tratto da ilgiornale.it
Lisbona - Terzo segreto di Fatima non si esaurisce con l’attentato a Giovanni Paolo II e non è una profezia rivolta soltanto al passato: comprende, invece, anche le sofferenze attuali che vive la Chiesa per lo scandalo degli abusi sessuali, e oggi «vediamo in modo realmente terrificante» che «la più grande persecuzione non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Lo ha detto Papa Ratzinger rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo che lo ha portato da Roma a Lisbona, per il suo 15° viaggio internazionale che questa sera giungerà al culmine con l’arrivo a Fatima. Benedetto XVI ha spiegato, sempre riferendosi allo scandalo della pedofilia, che la Chiesa deve imparare nuovamente a fare penitenza e che «il perdono non sostituisce la giustizia». Ma ha anche voluto ricordare che «il Signore è più forte del male» e dunque sarà sua la vittoria alla fine della storia.
Lisbona - Terzo segreto di Fatima non si esaurisce con l’attentato a Giovanni Paolo II e non è una profezia rivolta soltanto al passato: comprende, invece, anche le sofferenze attuali che vive la Chiesa per lo scandalo degli abusi sessuali, e oggi «vediamo in modo realmente terrificante» che «la più grande persecuzione non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Lo ha detto Papa Ratzinger rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo che lo ha portato da Roma a Lisbona, per il suo 15° viaggio internazionale che questa sera giungerà al culmine con l’arrivo a Fatima. Benedetto XVI ha spiegato, sempre riferendosi allo scandalo della pedofilia, che la Chiesa deve imparare nuovamente a fare penitenza e che «il perdono non sostituisce la giustizia». Ma ha anche voluto ricordare che «il Signore è più forte del male» e dunque sarà sua la vittoria alla fine della storia.
È la prima volta che il Papa usa parole così forti e dirette per parlare di quanto sta accadendo. Ancora una volta, Ratzinger non attacca i media per il loro accanimento, né critica le campagne di stampa, come invece hanno fatto alcuni suoi collaboratori. Affronta invece il problema con umiltà, definendo «terrificante» il fatto che a perseguitare la Chiesa non siano forze esterne, ma i peccati abominevoli dei suoi membri.
Ratzinger è stato accolto con calore dai portoghesi. All’aeroporto, nel saluto al presidente Anibal Cavaco Silva, ha accennato alla secolarizzazione del Portogallo dicendo che «la Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato» la considerazione «del senso umano della vita». Nel pomeriggio, al Terreiro do Paço, la piazza del Commercio gremita di giovani, ha celebrato una messa dicendo che i cristiani spesso si preoccupano «affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista». Forse, ipotizza il Papa, «si è messa una fiducia eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali», mentre «bisogna annunziare di nuovo l’evento della morte e della resurrezione di Cristo».
Alla domanda se il segreto di Fatima possa estendersi anche alla situazione attuale della Chiesa, Benedetto risponde dunque di sì. Riaprendo di fatto molte domande sull’interpretazione di un messaggio nel quale alcuni ritengono sia contenuta una profezia sull’apostasia morale e dottrinale riguardante anche i vertici della Chiesa, quella «sporcizia» della quale lo stesso Ratzinger aveva parlato nelle meditazioni della Via Crucis del 2005. Nella risposta sull’aereo, il Pontefice spiega che la «grande visione della sofferenza del Papa», che «possiamo riferire a Giovanni Paolo II», indica anche «realtà del futuro della Chiesa che mano a mano si sviluppano e si mostrano». Dunque il segreto non si applica soltanto all’attentato del 1981, e soprattutto non appartiene soltanto al passato, come fu sostenuto dieci anni fa, al momento della pubblicazione del testo di suor Lucia. «Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo» continua Ratzinger, e il messaggio di Fatima indica «la risposta fondamentale cioè la conversione permanente, la penitenza, la preghiera».
La novità «che possiamo oggi scoprire in questo messaggio», aggiunge, riguarda il fatto che «non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa». La «più grande persecuzione» contro la Chiesa non viene dunque «dai nemici esterni, ma nasce dal peccato nella Chiesa» stessa. Che per questo ha «profondo bisogno» di imparare nuovamente «il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia». Parole significative, da applicare ai casi dei preti macchiatisi di abusi sui minori.
«Dobbiamo imparare proprio questo dato essenziale – ha concluso -: il male attacca anche dall’interno, ma sono sempre presenti anche le forze del bene e alla fine il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia». È possibile che Benedetto XVI ritorni su questo tema nei discorsi che pronuncerà a Fatima, dove pregherà per i sacerdoti, per la Chiesa e per la pace.
giovedì 4 marzo 2010
Imitare Cristo - Ideale di sempre per ogni cristiano
Il programma per la Chiesa del Terzo Millennio si incentra in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare per trasformare con lui la storiafino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Così, citando la lettera Tertio Millennio ineunte del predecessore Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha ricordato lideale valido per ogni cristiano, presentando oggi nelludienza generale la figura di San Bonaventura da Bagnoregio. In aula Paolo VI, davanti a 8mila fedeli, il Papa ha definito il grande teologo francescano, vissuto nel XIII secolo, "uomo di azione e di contemplazione, di profonda pietà e di prudenza di governo". Etc...
mercoledì 17 febbraio 2010
giovedì 24 luglio 2008
L'amore nel Cristianesimo
Nel Cristianesimo l'amore di Dio è la somma benevolenza del Signore verso le creature terrene. Secondo quanto riportato dalla Prima lettera di Giovanni (4,16), Dio stesso è Amore.
Per i cristiani ogni gesto di Dio (creazione, redenzione dopo il peccato originale, provvidenza verso le sue creature), è compiuto per amore. S.Paolo nella Lettera agli Efesini (2,4-5) afferma che Dio "per il grande amore, con il quale ci ha amati, ci ha fatto rivivere in Cristo". L'evento centrale del Cristianesimo, cioè la morte e resurrezione di Gesù, sarebbe proprio una prova dell'amore di Dio.
L'amore venne definito da Dio una delle più importanti caratteristiche per poter vivere. Scrive Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi:
« L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non verrà mai meno. » (1cor 13:4-10)
I cristiani credono che l'amore per Dio e quello per il prossimo siano due degli aspetti più importanti nella vita, quelli che le danno senso (i due comandamenti che riassumono gli altri) e dai quali deriva ogni altra norma morale. Questo è scritto nel Vangelo di Marco 12,28-34. Agostino (Santo per i cattolici) ha riassunto ciò nell'espressione "Ama Dio e fa' ciò che vuoi". L'amare Dio ovviamente implica per il cristiano l'obbedienza alla sua volontà in vista di un bene superiore: la pace e l'amicizia con Dio e con gli uomini (v. beatitudine). L'obbedienza verso Dio coinciderebbe inoltre con il "vero bene dell'Uomo", sia come singolo, sia come comunità, e costituirebbe la base dell'adesione al messaggio evangelico.
Molti teologi cristiani ritengono che l'amore degli uomini per le altre creature (e per Dio stesso) sia derivato direttamente da quello di Dio. Da esso deriverebbe inoltre l'amore per tutto il creato. Secondo il Vangelo di Giovanni gli uomini amano il prossimo in Dio e Dio nel prossimo. In ogni essere umano c'è la presenza viva di Dio (in quanto creato a Sua immagine) che spinge chi Lo ama ad amare inevitabilmente ogni uomo. Nel Vangelo di Matteo (Parabola del Giudizio Universale 25,31-46), Gesù si spinge a dire che tutto cio è stato o non è stato fatto ad un fratello più debole è stato o non è stato fatto a lui. Per Tommaso d'Aquino l'amore è dono, gratuità e fedeltà.
Secondo papa Benedetto XVI, nella sua prima Enciclica (Deus caritas est), interamente dedicata all'amore cristiano, l'amore cristiano è per i cattolici unione di eros e agape, cioè di passione e sentimento (carità), diretto verso Dio e verso i fratelli. Eros senza agape sarebbe puro istinto sessuale, agape senza eros toglierebbe alla carità quella spinta impulsiva di carità verso gli altri.
Comunque nella religone cristiana, l'amore ha una grande importanza, in quanto è anche il fondamento diuno dei sette sacramenti: il matrimonio, Gesù disse anche, commentando i testi della Genesi relativi all'unione fra un uomo e una donna: "Quello dunque che Dio ha unito, l'uomo non separi", riferendosi in questo modo anche la moderno tema del divorzio.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Amore
Per i cristiani ogni gesto di Dio (creazione, redenzione dopo il peccato originale, provvidenza verso le sue creature), è compiuto per amore. S.Paolo nella Lettera agli Efesini (2,4-5) afferma che Dio "per il grande amore, con il quale ci ha amati, ci ha fatto rivivere in Cristo". L'evento centrale del Cristianesimo, cioè la morte e resurrezione di Gesù, sarebbe proprio una prova dell'amore di Dio.
L'amore venne definito da Dio una delle più importanti caratteristiche per poter vivere. Scrive Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi:
« L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non verrà mai meno. » (1cor 13:4-10)
I cristiani credono che l'amore per Dio e quello per il prossimo siano due degli aspetti più importanti nella vita, quelli che le danno senso (i due comandamenti che riassumono gli altri) e dai quali deriva ogni altra norma morale. Questo è scritto nel Vangelo di Marco 12,28-34. Agostino (Santo per i cattolici) ha riassunto ciò nell'espressione "Ama Dio e fa' ciò che vuoi". L'amare Dio ovviamente implica per il cristiano l'obbedienza alla sua volontà in vista di un bene superiore: la pace e l'amicizia con Dio e con gli uomini (v. beatitudine). L'obbedienza verso Dio coinciderebbe inoltre con il "vero bene dell'Uomo", sia come singolo, sia come comunità, e costituirebbe la base dell'adesione al messaggio evangelico.
Molti teologi cristiani ritengono che l'amore degli uomini per le altre creature (e per Dio stesso) sia derivato direttamente da quello di Dio. Da esso deriverebbe inoltre l'amore per tutto il creato. Secondo il Vangelo di Giovanni gli uomini amano il prossimo in Dio e Dio nel prossimo. In ogni essere umano c'è la presenza viva di Dio (in quanto creato a Sua immagine) che spinge chi Lo ama ad amare inevitabilmente ogni uomo. Nel Vangelo di Matteo (Parabola del Giudizio Universale 25,31-46), Gesù si spinge a dire che tutto cio è stato o non è stato fatto ad un fratello più debole è stato o non è stato fatto a lui. Per Tommaso d'Aquino l'amore è dono, gratuità e fedeltà.
Secondo papa Benedetto XVI, nella sua prima Enciclica (Deus caritas est), interamente dedicata all'amore cristiano, l'amore cristiano è per i cattolici unione di eros e agape, cioè di passione e sentimento (carità), diretto verso Dio e verso i fratelli. Eros senza agape sarebbe puro istinto sessuale, agape senza eros toglierebbe alla carità quella spinta impulsiva di carità verso gli altri.
Comunque nella religone cristiana, l'amore ha una grande importanza, in quanto è anche il fondamento diuno dei sette sacramenti: il matrimonio, Gesù disse anche, commentando i testi della Genesi relativi all'unione fra un uomo e una donna: "Quello dunque che Dio ha unito, l'uomo non separi", riferendosi in questo modo anche la moderno tema del divorzio.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Amore
martedì 22 luglio 2008
Esorcisti: Vaticano, ogni Diocesi deve averne almeno uno
Anche se questa è una notizia datata 27 dicembre 2007, è importante per capire che in questo periodo Satana è molto forte e che la Chiesa Cattolica intende attrezzarsi con la presenza in ogni dioesi di almeno un "esorcista".
Fonte: repubblica.it
La Santa Sede intende richiamare formalmente i vescovi diocesani di tutto il mondo a conferire il mandato di esorcista ad un numero sufficiente di sacerdoti che si impegnino stabilmente in tale ministero.
Lo annuncia il sito “papanews”, citando fonti di Oltretevere. “Con questa iniziativa del Santo Padre — afferma — quanti ne hanno bisogno non dovranno più vagare in giro per l’Italia o per l’Europa, ma potranno fare affidamento su uno o più esorcisti della propria Diocesi”. L’esorcista deve essere un sacerdote che “si distingua per pietà, scienza, prudenza e integrità di vita”. All’inizio del Pontificato, Benedetto XVI aveva ricevuto in udienza gli esorcisti di tutta Europa esortandoli e incoraggiandoli a continuare nel loro importante ministero. Anche se solo i vescovi e i sacerdoti da essi designati sono abilitati ad esorcizzare, i fedeli ed il clero rimanente possono formulare preghiere di liberazione: ad ogni cristiano, in virtù della consacrazione battesimale, è data infatti una dignità regale e sacerdotale che gli permette di sconfiggere i demoni.
Nel documento di prossima pubblicazione si incoraggerà ora anche la diffusione, al termine delle liturgie, della Preghiera a San Michele Arcangelo, sulla stessa scia del suo predecessore, Leone XIII, che impressionato dall’incalzare del diavolo, pose obbligatoriamente alla fine della Messa la supplica a Colui che viene venerato come protettore dalle insidie del male. La Preghiera a San Michele Arcangelo è peraltro già presente in maniera stabile nel Messale di San Pio V liberalizzato da Benedetto XVI lo scorso luglio.
AGI
Fonte: repubblica.it
La Santa Sede intende richiamare formalmente i vescovi diocesani di tutto il mondo a conferire il mandato di esorcista ad un numero sufficiente di sacerdoti che si impegnino stabilmente in tale ministero.
Lo annuncia il sito “papanews”, citando fonti di Oltretevere. “Con questa iniziativa del Santo Padre — afferma — quanti ne hanno bisogno non dovranno più vagare in giro per l’Italia o per l’Europa, ma potranno fare affidamento su uno o più esorcisti della propria Diocesi”. L’esorcista deve essere un sacerdote che “si distingua per pietà, scienza, prudenza e integrità di vita”. All’inizio del Pontificato, Benedetto XVI aveva ricevuto in udienza gli esorcisti di tutta Europa esortandoli e incoraggiandoli a continuare nel loro importante ministero. Anche se solo i vescovi e i sacerdoti da essi designati sono abilitati ad esorcizzare, i fedeli ed il clero rimanente possono formulare preghiere di liberazione: ad ogni cristiano, in virtù della consacrazione battesimale, è data infatti una dignità regale e sacerdotale che gli permette di sconfiggere i demoni.
Nel documento di prossima pubblicazione si incoraggerà ora anche la diffusione, al termine delle liturgie, della Preghiera a San Michele Arcangelo, sulla stessa scia del suo predecessore, Leone XIII, che impressionato dall’incalzare del diavolo, pose obbligatoriamente alla fine della Messa la supplica a Colui che viene venerato come protettore dalle insidie del male. La Preghiera a San Michele Arcangelo è peraltro già presente in maniera stabile nel Messale di San Pio V liberalizzato da Benedetto XVI lo scorso luglio.
AGI
giovedì 3 luglio 2008
Elezione a Pontefice di Papa Benedetto XVI
Per la prima volta si ha un annuncio poliglotta, il cardinale Joseph Ratzinger all'età di 78 anni viene eletto Papa scegliendo il nome di Benedetto XVI.
Seconda parte con il primo discorso.
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