LA PIAZZA PER ESPRIMERE IL NOSTRO PARERE
La parola di oggi è "Bambini". Come al solito scrivete tutto ciò che volete commentando questo post, però mi raccomando... Ci sono modi e modi...
Scrivete in maniera comprensibile e sempre rispettosa nei confronti di chi non la pensa come voi...
Il blog dedicato al Cristianesimo - Vangelo del giorno - Letture del giorno - Santo del giorno - Messaggi della Madonna di Medjugorie - Video e canzoni che parlano del mondo Cristiano - I vostri commenti
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venerdì 14 maggio 2010
giovedì 31 luglio 2008
Commento al Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,47-53
Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa
Dialogo della Divina Provvidenza, cap.39
<<>> (Gv 3,36)
[Santa Caterina sentì Dio dirle :] Sappi che ne l'ultimo di del giudicio, quando verrà il Verbo mio Figliuolo con la divina mia Maiestà a riprendere il mondo con la potenzia divina, egli non verrà come povarello, si come quando egli nacque venendo nel ventre della Vergine e nascendo nella stalla fra gli animali, e poi morendo in mezzo fra due ladroni. Alora lo nascosi la potenzia mia in lui, lassandolo sostenere pene e tormenti come uomo: non che la natura mia divina fusse però separata da la natura umana; ma lassa' lo patire come uomo per satisfare a le colpe vostre. Non verrà cosí ora in questo ultimo punto; ma verrà con potenzia a riprendere egli con la propria persona...
A' giusti darà timore di reverenzia con grande giocondità. Non che egli si muti la faccia sua, però che egli è immutabile, perché è una cosa con meco, secondo la natura divina. E secondo la natura umana, la faccia sua anco è immutabile, poi che prese la gloria della resurrexione. Ma a l'occhio del dannato se gli mostrarrà cotale, però che, con quello occhio terribile e obscuro che egli ha in se medesimo, con quello el vedrà.
Si come l'occhio infermo che del sole, che è cosí lucido, non vede altro che tenebre; e l'occhio sano vede la luce. E questo non è per difecto della luce che si muti piú al cieco che a l'alluminato, ma è per difecto de l'occhio che è infermo. Cosí e' dannati el veggono in tenebre, in confusione e in odio, non per difecto della divina mia Maiestà con la quale egli verrà a giudicare il mondo, ma per difecto loro.
Dialogo della Divina Provvidenza, cap.39
<<>> (Gv 3,36)
[Santa Caterina sentì Dio dirle :] Sappi che ne l'ultimo di del giudicio, quando verrà il Verbo mio Figliuolo con la divina mia Maiestà a riprendere il mondo con la potenzia divina, egli non verrà come povarello, si come quando egli nacque venendo nel ventre della Vergine e nascendo nella stalla fra gli animali, e poi morendo in mezzo fra due ladroni. Alora lo nascosi la potenzia mia in lui, lassandolo sostenere pene e tormenti come uomo: non che la natura mia divina fusse però separata da la natura umana; ma lassa' lo patire come uomo per satisfare a le colpe vostre. Non verrà cosí ora in questo ultimo punto; ma verrà con potenzia a riprendere egli con la propria persona...
A' giusti darà timore di reverenzia con grande giocondità. Non che egli si muti la faccia sua, però che egli è immutabile, perché è una cosa con meco, secondo la natura divina. E secondo la natura umana, la faccia sua anco è immutabile, poi che prese la gloria della resurrexione. Ma a l'occhio del dannato se gli mostrarrà cotale, però che, con quello occhio terribile e obscuro che egli ha in se medesimo, con quello el vedrà.
Si come l'occhio infermo che del sole, che è cosí lucido, non vede altro che tenebre; e l'occhio sano vede la luce. E questo non è per difecto della luce che si muti piú al cieco che a l'alluminato, ma è per difecto de l'occhio che è infermo. Cosí e' dannati el veggono in tenebre, in confusione e in odio, non per difecto della divina mia Maiestà con la quale egli verrà a giudicare il mondo, ma per difecto loro.
mercoledì 30 luglio 2008
Commento al Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-46
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Lettere, 145
Un tesoro nascosto
La sposa [del Cantico] dei Cantici dice... che si è alzata dal suo letto per cercare l'Amato del suo cuore nella città, ma fu invano; uscita dalla città, trovò l'Amato del suo cuore (Ct 3,1-4). Poiché Gesù non vuole che troviamo nel riposo la sua presenza adorabile, si nasconde... Oh! Quale melodia per il mio cuore, il silenzio di Gesù. Si fa povero perché possiamo fargli la carità, ci tende la mano come un mendicante affinché nel giorno radioso del giudizio, quando apparirà nella suo gloria, egli possa farci sentire queste dolce parole: «Venite, benedetti del Padre mio, perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; non sapevo dove alloggiare e mi avete ospitato, ero in carcere, malato e mi avete soccorso» (Mt 25,34-36). Gesù in persona pronunciò queste parole, vuole lui il nostro amore, lo mendica. Si mette per così dire alla nostra mercé, non vuole prendere nulla senza che glielo diamo...
Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime sanno trovare perché è nascosto mentre il mondo ama ciò che brilla. Ah! Se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili; senza dubbio nessuna l'avrebbe disdegnato, ma non vuole che lo amiamo per i suoi doni. Lui in persona deve essere la nostra ricompensa.
Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stesso; la nostra vita deve dunque essere un mistero, dobbiamo assomigliare a Gesù, a Gesù il cui volto era nascosto (Is 53,3)... Gesù ti ama di un amore così grande che se lo vedessi, saresti in un'estasi di felicità..., ma non lo vedi e soffri. Presto Gesù «si alzerà per salvare tutti i miti e gli umili della terra» (Sal 75,10).
Lettere, 145
Un tesoro nascosto
La sposa [del Cantico] dei Cantici dice... che si è alzata dal suo letto per cercare l'Amato del suo cuore nella città, ma fu invano; uscita dalla città, trovò l'Amato del suo cuore (Ct 3,1-4). Poiché Gesù non vuole che troviamo nel riposo la sua presenza adorabile, si nasconde... Oh! Quale melodia per il mio cuore, il silenzio di Gesù. Si fa povero perché possiamo fargli la carità, ci tende la mano come un mendicante affinché nel giorno radioso del giudizio, quando apparirà nella suo gloria, egli possa farci sentire queste dolce parole: «Venite, benedetti del Padre mio, perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; non sapevo dove alloggiare e mi avete ospitato, ero in carcere, malato e mi avete soccorso» (Mt 25,34-36). Gesù in persona pronunciò queste parole, vuole lui il nostro amore, lo mendica. Si mette per così dire alla nostra mercé, non vuole prendere nulla senza che glielo diamo...
Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime sanno trovare perché è nascosto mentre il mondo ama ciò che brilla. Ah! Se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili; senza dubbio nessuna l'avrebbe disdegnato, ma non vuole che lo amiamo per i suoi doni. Lui in persona deve essere la nostra ricompensa.
Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stesso; la nostra vita deve dunque essere un mistero, dobbiamo assomigliare a Gesù, a Gesù il cui volto era nascosto (Is 53,3)... Gesù ti ama di un amore così grande che se lo vedessi, saresti in un'estasi di felicità..., ma non lo vedi e soffri. Presto Gesù «si alzerà per salvare tutti i miti e gli umili della terra» (Sal 75,10).
martedì 29 luglio 2008
Commento del Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,38-42
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 104
« Una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa »
Nell'eternità, noi siamo destinati a stare a tavola... Non oserei dirlo, se non lo avesse promesso il Signore: «Li farà accomodare a tavola e passando si metterà a servirli» (Lc 12,37)... O grande promessa, o felice suo adempimento! Operiamo in modo da meritarlo; facciamo sì che siamo aiutati a essere capaci di arrivare là dove il Signore ci servirà mentre saremo adagiati a tavola.
Che cosa sarà allora l'essere adagiati a tavola se non riposare? E che cosa sarà il servire se non nutrire? Qual è quel cibo? Qual è quella bevanda? Naturalmente sarà la stessa verità... Non credi forse che Dio può nutrire così, dal momento che adesso il tuo occhio si pasce così della luce di quaggiù? Il tuo occhio si pasce della luce. Sia che la vedano molti, sia che la vedano pochi, essa brilla sempre nella stessa misura; gli occhi se ne pascono senza che essa venga meno... Perché non lo capite ancora? Perché siete occupati in molte faccende. Voi siete presi, anzi tutti noi siamo presi dalle occupazioni di Marta. In realtà chi mai è esente da questo servizio di prendersi cura degli altri?
Vi scongiuro, dunque, carissimi, vi esorto, vi prego...: cerchiamo di desiderare insieme quella vita, di correre verso di essa arrivandoci insieme, affinché ci fermiamo in essa perseverando. Verrà l'ora e sarà un'ora senza fine, quando il Signore ci farà accomodare a tavola e ci servirà. Che cosa ci darà, se non se stesso? Perché cercate che cosa mangerete? Avete il Signore in persona. « Una sola cosa ho chiesto al Signore, questa cercherò: di abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita per contemplare le delizie del signore» (Sal 27,4) ... Non dobbiamo dunque avere il gusto dei cibi materiali... Queste scompariranno; si devono tollerare, non amare. Se vuoi adempiere il compito di Marta occupandoti di esse devi usare la moderazione e la misericordia... Passerà la fatica e arriverà il riposo; ma si arriverà al riposo unicamente attraverso la fatica. Passerà la nave e arriverà nella patria; ma alla patria non si arriverà se non per mezzo della nave... Io sono sicuro che non andremo a fondo poiché siamo trasportati dal legno della croce.
Discorsi, 104
« Una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa »
Nell'eternità, noi siamo destinati a stare a tavola... Non oserei dirlo, se non lo avesse promesso il Signore: «Li farà accomodare a tavola e passando si metterà a servirli» (Lc 12,37)... O grande promessa, o felice suo adempimento! Operiamo in modo da meritarlo; facciamo sì che siamo aiutati a essere capaci di arrivare là dove il Signore ci servirà mentre saremo adagiati a tavola.
Che cosa sarà allora l'essere adagiati a tavola se non riposare? E che cosa sarà il servire se non nutrire? Qual è quel cibo? Qual è quella bevanda? Naturalmente sarà la stessa verità... Non credi forse che Dio può nutrire così, dal momento che adesso il tuo occhio si pasce così della luce di quaggiù? Il tuo occhio si pasce della luce. Sia che la vedano molti, sia che la vedano pochi, essa brilla sempre nella stessa misura; gli occhi se ne pascono senza che essa venga meno... Perché non lo capite ancora? Perché siete occupati in molte faccende. Voi siete presi, anzi tutti noi siamo presi dalle occupazioni di Marta. In realtà chi mai è esente da questo servizio di prendersi cura degli altri?
Vi scongiuro, dunque, carissimi, vi esorto, vi prego...: cerchiamo di desiderare insieme quella vita, di correre verso di essa arrivandoci insieme, affinché ci fermiamo in essa perseverando. Verrà l'ora e sarà un'ora senza fine, quando il Signore ci farà accomodare a tavola e ci servirà. Che cosa ci darà, se non se stesso? Perché cercate che cosa mangerete? Avete il Signore in persona. « Una sola cosa ho chiesto al Signore, questa cercherò: di abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita per contemplare le delizie del signore» (Sal 27,4) ... Non dobbiamo dunque avere il gusto dei cibi materiali... Queste scompariranno; si devono tollerare, non amare. Se vuoi adempiere il compito di Marta occupandoti di esse devi usare la moderazione e la misericordia... Passerà la fatica e arriverà il riposo; ma si arriverà al riposo unicamente attraverso la fatica. Passerà la nave e arriverà nella patria; ma alla patria non si arriverà se non per mezzo della nave... Io sono sicuro che non andremo a fondo poiché siamo trasportati dal legno della croce.
lunedì 28 luglio 2008
Commento Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,31-35
Commento del Cardinale John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS vol. 6, n° 20 « The Visible Temple »
Cristo, granellino di senapa e lievito seminati nel mondo
Cristo è venuto per sottomettersi questo mondo, rivendicarlo come sua proprietà, per affermare i suoi diritti su di esso in quanto suo maestro, per liberarlo dalla dominazione usurpata dal nemico, per manifestarsi ad ogni uomo, per stabilirsi in lui. Cristo è questo granellino di senapa che deve silenziosamente crescere e coprire tutta la terra. Cristo è questo lievito che segretamente va per la sua strada attraverso la massa degli uomini, dei loro sistemi di pensiero e delle loro istituzioni, finché tutto sia lievitato. Fino ad ora, il cielo e la terra erano separati; il suo disegno di grazia è fare dei due un mondo solo, rendendo la terra simile al cielo.
Fin dall'inizio, egli era venuto nel mondo, ma gli uomini hanno adorato altri déi. È venuto in questo mondo nella carne, «eppure il mondo non lo riconobbe»; «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto» (1 Gv 1,10-11). Eppure è venuto per condurli ad accoglierlo, a riconoscerlo, ad adorarlo. È venuto per integrare in lui questo mondo perché come egli è luce, anche questo mondo fosse luce. Quando è venuto non aveva «dove posare il capo» (Lc 9,58), ma è venuto per farsi un posto, per farsi una casa, trovarvi delle dimore. È venuto a cambiare il mondo intero in una sua dimora di gloria, questo mondo che era tenuto in schiavitù dalle potenze del male.
È venuto nella notte, è nato nella notte buia, in una grotta... Prima in questo luogo ha posato il capo, ma non per rimanervi per sempre. Non intendeva limitarsi a questa oscurità. Il suo disegno era trasformare il mondo ... Occorreva che tutto l'universo fosse rinnovato da lui, ma non ricorreva a nulla di ciò che esisteva, affinché tutto fosse creato a partire dal nulla... Era una luce che brillava nelle tenebre finché, per mezzo della sua sola forza, fosse creato un Tempio degno del suo nome.
PPS vol. 6, n° 20 « The Visible Temple »
Cristo, granellino di senapa e lievito seminati nel mondo
Cristo è venuto per sottomettersi questo mondo, rivendicarlo come sua proprietà, per affermare i suoi diritti su di esso in quanto suo maestro, per liberarlo dalla dominazione usurpata dal nemico, per manifestarsi ad ogni uomo, per stabilirsi in lui. Cristo è questo granellino di senapa che deve silenziosamente crescere e coprire tutta la terra. Cristo è questo lievito che segretamente va per la sua strada attraverso la massa degli uomini, dei loro sistemi di pensiero e delle loro istituzioni, finché tutto sia lievitato. Fino ad ora, il cielo e la terra erano separati; il suo disegno di grazia è fare dei due un mondo solo, rendendo la terra simile al cielo.
Fin dall'inizio, egli era venuto nel mondo, ma gli uomini hanno adorato altri déi. È venuto in questo mondo nella carne, «eppure il mondo non lo riconobbe»; «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto» (1 Gv 1,10-11). Eppure è venuto per condurli ad accoglierlo, a riconoscerlo, ad adorarlo. È venuto per integrare in lui questo mondo perché come egli è luce, anche questo mondo fosse luce. Quando è venuto non aveva «dove posare il capo» (Lc 9,58), ma è venuto per farsi un posto, per farsi una casa, trovarvi delle dimore. È venuto a cambiare il mondo intero in una sua dimora di gloria, questo mondo che era tenuto in schiavitù dalle potenze del male.
È venuto nella notte, è nato nella notte buia, in una grotta... Prima in questo luogo ha posato il capo, ma non per rimanervi per sempre. Non intendeva limitarsi a questa oscurità. Il suo disegno era trasformare il mondo ... Occorreva che tutto l'universo fosse rinnovato da lui, ma non ricorreva a nulla di ciò che esisteva, affinché tutto fosse creato a partire dal nulla... Era una luce che brillava nelle tenebre finché, per mezzo della sua sola forza, fosse creato un Tempio degno del suo nome.
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