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giovedì 4 marzo 2010
Imitare Cristo - Ideale di sempre per ogni cristiano
Il programma per la Chiesa del Terzo Millennio si incentra in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare per trasformare con lui la storiafino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Così, citando la lettera Tertio Millennio ineunte del predecessore Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha ricordato lideale valido per ogni cristiano, presentando oggi nelludienza generale la figura di San Bonaventura da Bagnoregio. In aula Paolo VI, davanti a 8mila fedeli, il Papa ha definito il grande teologo francescano, vissuto nel XIII secolo, "uomo di azione e di contemplazione, di profonda pietà e di prudenza di governo". Etc...
lunedì 28 luglio 2008
Imitazione di Cristo: GLI AFFETTI DISORDINATI
Capitolo sesto
”Quando l'uomo appetisce disordinatamente qualche cosa, diventa inquieto dentro di sé. Il superbo e l'avaro non hanno mai pace; il povero e l'umile di spirito, invece, vivono in grande pace. L’uomo che non è ancora completamente morto a se stesso, non tarda ad essere tentato ed è vinto pur nelle cose piccole e spregevoli. Chi è debole nello spirito e, in certo modo, tuttora carnale ed incline alle cose sensibili, difficilmente riesce a svincolarsi del tutto dai desideri terreni. E, perciò, spesso sente tristezza, quando riesce a distogliersene; e facilmente si sdegna, se qualcuno gli si oppone. Se, poi, riesce ad ottenere ciò che bramava, è immediatamente oppresso dal rimorso della coscienza: il motivo è che ha assecondato la sua passione, la quale non giova affatto alla pace di cui è andato in cerca. Perciò, la vera pace del cuore si trova resistendo alle passioni, non già nel farsi schiavo d'esse. Non c'è, dunque, pace nel cuore dell'uomo carnale; non c'è nell'uomo dedito alle esteriorità, ma solo in quello fervente e spirituale.
”Quando l'uomo appetisce disordinatamente qualche cosa, diventa inquieto dentro di sé. Il superbo e l'avaro non hanno mai pace; il povero e l'umile di spirito, invece, vivono in grande pace. L’uomo che non è ancora completamente morto a se stesso, non tarda ad essere tentato ed è vinto pur nelle cose piccole e spregevoli. Chi è debole nello spirito e, in certo modo, tuttora carnale ed incline alle cose sensibili, difficilmente riesce a svincolarsi del tutto dai desideri terreni. E, perciò, spesso sente tristezza, quando riesce a distogliersene; e facilmente si sdegna, se qualcuno gli si oppone. Se, poi, riesce ad ottenere ciò che bramava, è immediatamente oppresso dal rimorso della coscienza: il motivo è che ha assecondato la sua passione, la quale non giova affatto alla pace di cui è andato in cerca. Perciò, la vera pace del cuore si trova resistendo alle passioni, non già nel farsi schiavo d'esse. Non c'è, dunque, pace nel cuore dell'uomo carnale; non c'è nell'uomo dedito alle esteriorità, ma solo in quello fervente e spirituale.
giovedì 24 luglio 2008
Imitazione di Cristo: LA LETTURA DEI LIBRI SACRI
Capitolo quinto
Nei libri sacri si deve cercare la verità, non l'eloquenza. Ogni libro sacro dev'essere letto con lo spirito con il quale fu scritto. In essi dobbiamo cercare più il nostro vantaggio morale che la finezza dell'espressione stilistica. Dobbiamo leggere volentieri i libri devoti e scritti con semplicità, come quelli profondi e sublimi. Non t'importi l'autorevolezza dello scrittore, se, cioè, fu uomo di molta o poca cultura, ma ti trascini a leggere solo l'amore della pura verità. Non chiedere chi ha detto questo, ma rivolgi la tua attenzione a ciò che viene detto. Gli uomini passano, ma "la Verità del Signore resta in eterno" (Sal 116,2). Dio ci parla in modi diversi, senza tenere conto delle persone. La nostra curiosità ci è spesso d'ostacolo nella lettura delle Sacre Scritture, quando vogliamo capire a fondo e discutere dove bisognerebbe passar oltre con semplicità. Se tu vuoi trarne profitto, leggi con umiltà, con semplicità e con fede, e non aspirare ad avere nome d'uomo di cultura. Interroga volentieri ed ascolta in silenzio le parole dei Santi, né ti dispiacciano gli ammaestramenti dei vecchi; infatti, non vengono riportati senza un utile scopo.
Nei libri sacri si deve cercare la verità, non l'eloquenza. Ogni libro sacro dev'essere letto con lo spirito con il quale fu scritto. In essi dobbiamo cercare più il nostro vantaggio morale che la finezza dell'espressione stilistica. Dobbiamo leggere volentieri i libri devoti e scritti con semplicità, come quelli profondi e sublimi. Non t'importi l'autorevolezza dello scrittore, se, cioè, fu uomo di molta o poca cultura, ma ti trascini a leggere solo l'amore della pura verità. Non chiedere chi ha detto questo, ma rivolgi la tua attenzione a ciò che viene detto. Gli uomini passano, ma "la Verità del Signore resta in eterno" (Sal 116,2). Dio ci parla in modi diversi, senza tenere conto delle persone. La nostra curiosità ci è spesso d'ostacolo nella lettura delle Sacre Scritture, quando vogliamo capire a fondo e discutere dove bisognerebbe passar oltre con semplicità. Se tu vuoi trarne profitto, leggi con umiltà, con semplicità e con fede, e non aspirare ad avere nome d'uomo di cultura. Interroga volentieri ed ascolta in silenzio le parole dei Santi, né ti dispiacciano gli ammaestramenti dei vecchi; infatti, non vengono riportati senza un utile scopo.
Imitazione di Cristo: PRUDENZA NELL’AGIRE
Capitolo quarto
Non bisogna credere ad ogni parola che si sente dire e nemmeno ad ogni nostro giudizio istintivo, ma le cose devono essere ponderate con cautela e longanimità secondo Dio. Ahimè! Spesso, degli altri si crede e si dice più facilmente il male che il bene: tanto siamo deboli! Ma gli uomini perfetti non prestano facilmente fede ad ognuno che riporta dei fatti, perché sanno che l'umana debolezza è incline alla malignità e piuttosto facile a cadere in eccessi di parole. È grande saggezza non essere precipitoso nell'operare e non persistere con ostinazione nel proprio parere. Grande saggezza è anche non prestare fede a qualsiasi discorso della gente e non propalare subito alle orecchie degli altri ciò che si è sentito o che ci è stato confidato. Prendi consiglio da un uomo di senno e di coscienza e cerca d'essere ammaestrato da chi è migliore di te, piuttosto che seguire le tue fantasie. La bontà della vita rende l'uomo sapiente secondo Dio, ed anche avveduto in molte circostanze. Quanto più uno sarà intimamente umile e sottomesso a Dio, tanto più sarà giudizioso ed equilibrato in ogni cosa.
Non bisogna credere ad ogni parola che si sente dire e nemmeno ad ogni nostro giudizio istintivo, ma le cose devono essere ponderate con cautela e longanimità secondo Dio. Ahimè! Spesso, degli altri si crede e si dice più facilmente il male che il bene: tanto siamo deboli! Ma gli uomini perfetti non prestano facilmente fede ad ognuno che riporta dei fatti, perché sanno che l'umana debolezza è incline alla malignità e piuttosto facile a cadere in eccessi di parole. È grande saggezza non essere precipitoso nell'operare e non persistere con ostinazione nel proprio parere. Grande saggezza è anche non prestare fede a qualsiasi discorso della gente e non propalare subito alle orecchie degli altri ciò che si è sentito o che ci è stato confidato. Prendi consiglio da un uomo di senno e di coscienza e cerca d'essere ammaestrato da chi è migliore di te, piuttosto che seguire le tue fantasie. La bontà della vita rende l'uomo sapiente secondo Dio, ed anche avveduto in molte circostanze. Quanto più uno sarà intimamente umile e sottomesso a Dio, tanto più sarà giudizioso ed equilibrato in ogni cosa.
lunedì 21 luglio 2008
Imitazione di Cristo: ALLA SCUOLA DELLA VERITÀ
Capitolo terzo
Beato colui che è istruito direttamente dalla Verità così com’è in se stessa, e non per mezzo di immagini incerte e di parole fuggevoli. Le nostre opinioni e le nostre impressioni spesso ci ingannano e afferrano ben poco della realtà. A che giovano le sottili disquisizioni su cose difficili ed oscure, per le quali al Giudizio di Dio non ci verrà fatta colpa d'averle ignorate? È grande stoltezza la nostra se, trascurando ciò che è utile e necessario, ci diamo con passione a curiosità dannose. ”Abbiamo occhi e non vediamo!" (Ger 5,21). E che importa a noi dei "generi" e delle "specie" dei filosofi? Colui al quale parla il Verbo eterno, si rende libero dalla molteplicità delle opinioni umane. Dall'unico Verbo procedono tutte le cose, e tutte le cose esprimono quest'Uno; e questo è il Principio che parla anche a noi (Gv 8,25). Senza di Lui, nessuno può intendere o giudicare rettamente. L’uomo, per il quale tutte le cose sono una cosa sola, e che tutte le vede nell'unico Dio, può godere di fermezza di cuore e riposa nella pace di Dio. Verità, che sei Dio, fammi una cosa sola con Te, in un Amore senza fine. Spesso, il molto che leggo e che ascolto m'annoia: in Te c'è tutto quello che voglio e che desidero. Davanti a Te, tacciano tutti i sapienti; alla tua presenza facciano silenzio tutte quante le creature. Tu solo parlami! Quanto più uno si raccoglierà in se stesso e si farà interiormente semplice, tanto più elevate e sublimi cose intende senza fatica, perché riceve dal Cielo la luce dell'intelligenza. Un'anima monda, semplice e costante non si dissipa in numerose occupazioni, perché tutto opera ad onore di Dio e, fuori d'ogni propria utilità, si sforza d'astenersi da ogni ricerca di sé. Che cosa ti è di impaccio e molestia, più che i tuoi desideri non mortificati? L’uomo buono e pio dispone prima interiormente le opere che deve compiere all'esterno. Né esse lo trascinano secondo i desideri della viziosa inclinazione; ma è lui stesso che li piega secondo il dettame della retta ragione. Chi sostiene più aspra lotta di colui che si sforza di vincere se stesso? E questo dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, divenire ogni giorno superiori a noi stessi e progredire un poco nel perfezionamento del bene. Ogni perfezione, in questa vita, porta congiunta con sé qualche imperfezione, ed ogni nostra ricerca non manca di qualche punto oscuro. L’umile conoscenza del tuo essere è via più sicura a Dio che non la profonda indagine scientifica. Non si deve biasimare la scienza o qualunque semplice cognizione delle cose, la quale, in sé considerata, è buona ed ordinata da Dio; ma sono sempre da preferirsi la retta coscienza e la vita virtuosa. Poiché, però, molti sono più bramosi di sapere che di vivere bene, per questo spesso sbagliano e dal loro sapere traggono frutto quasi nullo o scarso. Oh! se gli uomini, per estirpare i vizi e per coltivare le virtù, ponessero tanta diligenza quanta ne pongono per sollevare discussioni, non avverrebbero tanti mali e scandali nel popolo né tanta rilassatezza nei monasteri. Certamente, nel giorno del Giudizio non ci sarà domandato che cosa abbiamo letto, ma che cosa abbiamo fatto; né con quanta eleganza abbiamo parlato, ma quanto piamente siamo vissuti. Dimmi: dove sono ora quei grand'uomini e quei maestri, che tu hai ben conosciuto quand'erano in vita e brillavano nel successo dei loro studi? Altri già godono le loro prebende, e non so se ad essi rivolgano nemmeno il pensiero. In vita sembrava che avessero grande importanza, ed ora che sono morti, non se ne parla più. Oh, quanto in fretta passa la gloria di questo mondo! Magari la loro vita fosse stata conforme al loro sapere! Allora si che avrebbero studiato ed insegnato con profitto! Quanti nel mondo si perdono a causa della loro vana scienza terrena, mentre poco si curano di servire Dio! E poiché preferiscono essere più grandi che umili, per questo vaneggiano nei loro ragionamenti. Veramente grande è colui che possiede un grande amore di Dio. Veramente grande è colui che è piccolo dentro di sé e tiene in conto di nulla gli onori più alti. Veramente saggio è colui che, per guadagnarsi Cristo, considera come spazzatura tutte le cose della terra (Fil 3,8). E, in verità, è perfettamente dotto chi fa la volontà di Dio e rinuncia alla propria.
Beato colui che è istruito direttamente dalla Verità così com’è in se stessa, e non per mezzo di immagini incerte e di parole fuggevoli. Le nostre opinioni e le nostre impressioni spesso ci ingannano e afferrano ben poco della realtà. A che giovano le sottili disquisizioni su cose difficili ed oscure, per le quali al Giudizio di Dio non ci verrà fatta colpa d'averle ignorate? È grande stoltezza la nostra se, trascurando ciò che è utile e necessario, ci diamo con passione a curiosità dannose. ”Abbiamo occhi e non vediamo!" (Ger 5,21). E che importa a noi dei "generi" e delle "specie" dei filosofi? Colui al quale parla il Verbo eterno, si rende libero dalla molteplicità delle opinioni umane. Dall'unico Verbo procedono tutte le cose, e tutte le cose esprimono quest'Uno; e questo è il Principio che parla anche a noi (Gv 8,25). Senza di Lui, nessuno può intendere o giudicare rettamente. L’uomo, per il quale tutte le cose sono una cosa sola, e che tutte le vede nell'unico Dio, può godere di fermezza di cuore e riposa nella pace di Dio. Verità, che sei Dio, fammi una cosa sola con Te, in un Amore senza fine. Spesso, il molto che leggo e che ascolto m'annoia: in Te c'è tutto quello che voglio e che desidero. Davanti a Te, tacciano tutti i sapienti; alla tua presenza facciano silenzio tutte quante le creature. Tu solo parlami! Quanto più uno si raccoglierà in se stesso e si farà interiormente semplice, tanto più elevate e sublimi cose intende senza fatica, perché riceve dal Cielo la luce dell'intelligenza. Un'anima monda, semplice e costante non si dissipa in numerose occupazioni, perché tutto opera ad onore di Dio e, fuori d'ogni propria utilità, si sforza d'astenersi da ogni ricerca di sé. Che cosa ti è di impaccio e molestia, più che i tuoi desideri non mortificati? L’uomo buono e pio dispone prima interiormente le opere che deve compiere all'esterno. Né esse lo trascinano secondo i desideri della viziosa inclinazione; ma è lui stesso che li piega secondo il dettame della retta ragione. Chi sostiene più aspra lotta di colui che si sforza di vincere se stesso? E questo dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, divenire ogni giorno superiori a noi stessi e progredire un poco nel perfezionamento del bene. Ogni perfezione, in questa vita, porta congiunta con sé qualche imperfezione, ed ogni nostra ricerca non manca di qualche punto oscuro. L’umile conoscenza del tuo essere è via più sicura a Dio che non la profonda indagine scientifica. Non si deve biasimare la scienza o qualunque semplice cognizione delle cose, la quale, in sé considerata, è buona ed ordinata da Dio; ma sono sempre da preferirsi la retta coscienza e la vita virtuosa. Poiché, però, molti sono più bramosi di sapere che di vivere bene, per questo spesso sbagliano e dal loro sapere traggono frutto quasi nullo o scarso. Oh! se gli uomini, per estirpare i vizi e per coltivare le virtù, ponessero tanta diligenza quanta ne pongono per sollevare discussioni, non avverrebbero tanti mali e scandali nel popolo né tanta rilassatezza nei monasteri. Certamente, nel giorno del Giudizio non ci sarà domandato che cosa abbiamo letto, ma che cosa abbiamo fatto; né con quanta eleganza abbiamo parlato, ma quanto piamente siamo vissuti. Dimmi: dove sono ora quei grand'uomini e quei maestri, che tu hai ben conosciuto quand'erano in vita e brillavano nel successo dei loro studi? Altri già godono le loro prebende, e non so se ad essi rivolgano nemmeno il pensiero. In vita sembrava che avessero grande importanza, ed ora che sono morti, non se ne parla più. Oh, quanto in fretta passa la gloria di questo mondo! Magari la loro vita fosse stata conforme al loro sapere! Allora si che avrebbero studiato ed insegnato con profitto! Quanti nel mondo si perdono a causa della loro vana scienza terrena, mentre poco si curano di servire Dio! E poiché preferiscono essere più grandi che umili, per questo vaneggiano nei loro ragionamenti. Veramente grande è colui che possiede un grande amore di Dio. Veramente grande è colui che è piccolo dentro di sé e tiene in conto di nulla gli onori più alti. Veramente saggio è colui che, per guadagnarsi Cristo, considera come spazzatura tutte le cose della terra (Fil 3,8). E, in verità, è perfettamente dotto chi fa la volontà di Dio e rinuncia alla propria.
martedì 15 luglio 2008
Imitazione di Cristo: UMILE CONSIDERAZIONE DI SE’
Capitolo I - esortazioni utili per la vita dello spirito
parte 2
Ogni uomo desidera, per sua natura, di sapere; ma che cosa importa la scienza senza il timore di Dio? Il pover'uomo di campagna che serve Dio è, senza dubbio, migliore del superbo sapiente, che scruta il moto degli astri trascurando la sua anima. Chi impara a conoscere bene se stesso, fa poco conto di sé e non si compiace delle lodi degli uomini. Anche se io possedessi tutta la sapienza del mondo, ma non avessi la carità (la grazia di Dio), quale profitto ne avrei davanti a Dio, che mi giudicherà secondo le opere? Calma l'eccessivo desiderio di sapere, perché in esso si trovano grandi distrazioni ed illusioni. Quelli che sanno molto, volentieri si compiacciono di mettersi in mostra e di essere chiamati sapienti. Ma ci sono molte cose, la cui conoscenza poco o nulla giova all'anima. Ed è molto insensato chi volge le sue attenzioni unicamente a cose diverse da quelle che gli servono per la salvezza eterna. Le molte parole non appagano l'anima; dà, invece, serenità allo spirito la bontà della vita; e la purezza della coscienza procura una grande confidenza in Dio. Quanto più vasto e quanto più profondo è il tuo sapere, tanto più rigorosamente sarai giudicato, se non sarai vissuto più santamente. Dunque, non insuperbirti di alcun'arte o scienza; ma abbi timore, piuttosto, a motivo di ciò che ti fu dato di sapere. Se ti sembra di sapere molto e di essere dotato di una buona intelligenza, sappi anche che sono molto più numerose le cose che ignori. Non montare in superbia (Rm 11,20), ma riconosci piuttosto la tua ignoranza. Perché ti vuoi anteporre a qualcuno, mentre ci sono molti più dotti di te, che meglio praticano la legge di Dio? Se vuoi sapere ed imparare utilmente qualche cosa, ama d'essere sconosciuto e d'essere tenuto in conto di nulla. Questa è la più alta e più utile scienza: realmente conoscere e disprezzare se stesso. Non avere alcuna stima di se stesso, ma piuttosto avere sempre buona ed alta stima degli altri: questa è grande sapienza e perfezione. Se anche tu vedessi un altro peccare apertamente o commettere alcune colpe gravi, non dovresti per ciò ritenerti migliore di lui, poiché non sai fino a quando tu sia capace di perseverare nel bene. Tutti siamo fragili, ma tu non devi ritenere alcuno più fragile di te stesso.
parte 2
Ogni uomo desidera, per sua natura, di sapere; ma che cosa importa la scienza senza il timore di Dio? Il pover'uomo di campagna che serve Dio è, senza dubbio, migliore del superbo sapiente, che scruta il moto degli astri trascurando la sua anima. Chi impara a conoscere bene se stesso, fa poco conto di sé e non si compiace delle lodi degli uomini. Anche se io possedessi tutta la sapienza del mondo, ma non avessi la carità (la grazia di Dio), quale profitto ne avrei davanti a Dio, che mi giudicherà secondo le opere? Calma l'eccessivo desiderio di sapere, perché in esso si trovano grandi distrazioni ed illusioni. Quelli che sanno molto, volentieri si compiacciono di mettersi in mostra e di essere chiamati sapienti. Ma ci sono molte cose, la cui conoscenza poco o nulla giova all'anima. Ed è molto insensato chi volge le sue attenzioni unicamente a cose diverse da quelle che gli servono per la salvezza eterna. Le molte parole non appagano l'anima; dà, invece, serenità allo spirito la bontà della vita; e la purezza della coscienza procura una grande confidenza in Dio. Quanto più vasto e quanto più profondo è il tuo sapere, tanto più rigorosamente sarai giudicato, se non sarai vissuto più santamente. Dunque, non insuperbirti di alcun'arte o scienza; ma abbi timore, piuttosto, a motivo di ciò che ti fu dato di sapere. Se ti sembra di sapere molto e di essere dotato di una buona intelligenza, sappi anche che sono molto più numerose le cose che ignori. Non montare in superbia (Rm 11,20), ma riconosci piuttosto la tua ignoranza. Perché ti vuoi anteporre a qualcuno, mentre ci sono molti più dotti di te, che meglio praticano la legge di Dio? Se vuoi sapere ed imparare utilmente qualche cosa, ama d'essere sconosciuto e d'essere tenuto in conto di nulla. Questa è la più alta e più utile scienza: realmente conoscere e disprezzare se stesso. Non avere alcuna stima di se stesso, ma piuttosto avere sempre buona ed alta stima degli altri: questa è grande sapienza e perfezione. Se anche tu vedessi un altro peccare apertamente o commettere alcune colpe gravi, non dovresti per ciò ritenerti migliore di lui, poiché non sai fino a quando tu sia capace di perseverare nel bene. Tutti siamo fragili, ma tu non devi ritenere alcuno più fragile di te stesso.
lunedì 14 luglio 2008
Imitazione di Cristo: L'IMITAZIONE DI CRISTO E IL DISPREZZO DI TUTTE LE VANITÀ DEL MONDO
parte 1
Chi segue me - dice il Signore - non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12). Queste sono parole di Cristo, con le quali siamo esortati ad imitare, fin dov'è possibile, la sua vita e le sue virtù, se vogliamo essere illuminati secondo verità e liberati da ogni accecamento del cuore. Perciò, il nostro più alto impegno sia meditare la vita di Gesù Cristo. La dottrina di Cristo trascende tutti gl’insegnamenti dei Santi; e chi avesse lo spirito suo vi troverebbe una manna celeste nascosta. Ma succede che molti, pur udendo spesso il Vangelo, ne sentono poco desiderio, perché non hanno lo spirito di Cristo. Chi, invece, vuole intendere appieno e con gusto spirituale la parola di Cristo, deve cercare di modellare tutta quanta la sua vita su di Lui. Che ti può giovare il discutere profondamente del mistero della Trinità, se manchi d'umiltà, per cui dispiaci alla Trinità? In realtà, non sono i discorsi profondi che formano il santo e il giusto; ma è la vita virtuosa che rende l'uomo caro a Dio. Io preferisco sentire la compunzione, che conoscerne la definizione. Se tu conoscessi a memoria l'intera Bibbia e le massime di tutti i filosofi, a che ti gioverebbe tutto questo senza la carità e la grazia di Dio? "O vanità delle vanità! Tutto è vanità!" (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire Lui solo! Questa è la più sublime sapienza: tendere al Regno del Cielo, con il disprezzo del mondo. Quindi, è vanità ricercare le ricchezze destinate ad andare perdute, e porre in esse le proprie speranze. Vanità è anche ambire ad onori e voler salire a posizioni di prestigio. È vanità assecondare gli appetiti della carne e desiderare ciò per cui dovremo, poi, essere puniti duramente. Vanità è desiderare una vita lunga e curarsi poco d'una vita buona. Vanità è preoccuparsi solo della vita presente e non guardare fin d'ora alle realtà future. Vanità è amare ciò che passa rapidissimamente e non affrettarsi là, dove ci attende il gaudio eterno. Ricordati spesso di quel proverbio: "L'occhio non si sazia di vedere nè l'orecchio si riempe di ciò che ascolta!"(Qo 1,8). 20Cerca, dunque, di distogliere il tuo cuore dall'amore delle cose visibili e di sollevarti a quelle invisibili. Infatti, quelli che seguono l'attrattiva dei sensi macchiano la propria coscienza e perdono la grazia di Dio.
1° libro - esortazioni utili per la vita dello spirito
Chi segue me - dice il Signore - non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12). Queste sono parole di Cristo, con le quali siamo esortati ad imitare, fin dov'è possibile, la sua vita e le sue virtù, se vogliamo essere illuminati secondo verità e liberati da ogni accecamento del cuore. Perciò, il nostro più alto impegno sia meditare la vita di Gesù Cristo. La dottrina di Cristo trascende tutti gl’insegnamenti dei Santi; e chi avesse lo spirito suo vi troverebbe una manna celeste nascosta. Ma succede che molti, pur udendo spesso il Vangelo, ne sentono poco desiderio, perché non hanno lo spirito di Cristo. Chi, invece, vuole intendere appieno e con gusto spirituale la parola di Cristo, deve cercare di modellare tutta quanta la sua vita su di Lui. Che ti può giovare il discutere profondamente del mistero della Trinità, se manchi d'umiltà, per cui dispiaci alla Trinità? In realtà, non sono i discorsi profondi che formano il santo e il giusto; ma è la vita virtuosa che rende l'uomo caro a Dio. Io preferisco sentire la compunzione, che conoscerne la definizione. Se tu conoscessi a memoria l'intera Bibbia e le massime di tutti i filosofi, a che ti gioverebbe tutto questo senza la carità e la grazia di Dio? "O vanità delle vanità! Tutto è vanità!" (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire Lui solo! Questa è la più sublime sapienza: tendere al Regno del Cielo, con il disprezzo del mondo. Quindi, è vanità ricercare le ricchezze destinate ad andare perdute, e porre in esse le proprie speranze. Vanità è anche ambire ad onori e voler salire a posizioni di prestigio. È vanità assecondare gli appetiti della carne e desiderare ciò per cui dovremo, poi, essere puniti duramente. Vanità è desiderare una vita lunga e curarsi poco d'una vita buona. Vanità è preoccuparsi solo della vita presente e non guardare fin d'ora alle realtà future. Vanità è amare ciò che passa rapidissimamente e non affrettarsi là, dove ci attende il gaudio eterno. Ricordati spesso di quel proverbio: "L'occhio non si sazia di vedere nè l'orecchio si riempe di ciò che ascolta!"(Qo 1,8). 20Cerca, dunque, di distogliere il tuo cuore dall'amore delle cose visibili e di sollevarti a quelle invisibili. Infatti, quelli che seguono l'attrattiva dei sensi macchiano la propria coscienza e perdono la grazia di Dio.
1° libro - esortazioni utili per la vita dello spirito
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