sabato 15 maggio 2010

Resta qui con noi

Resta qui con noi - testo e video
Le ombre si distendono scende ormai la sera
e si allontanano dietro i monti
i riflessi di un giorno che non finirà,
di un giorno che ora correrà sempre
perché sappiamo che una nuova vita
da qui è partita e mai più si fermerà.

Resta qui con noi il sole scende già,
resta qui con noi Signore è sera ormai.
Resta qui con noi il sole scende già,
se tu sei fra noi la notte non verrà.

S'allarga verso il mare il tuo cerchio d'onda
che il vento spingerà fino a quando
giungerà ai confini di ogni cuore,
alle porte dell'amore vero;
come una fiamma che dove passa brucia,
così il Tuo amore tutto il mondo invaderà.

Resta qui con noi ...

Davanti a noi l'umanità lotta, soffre e spera
come una terra che nell'arsura
chiede l'acqua da un cielo senza nuvole,
ma che sempre le può dare vita.
Con Te saremo sorgente d'acqua pura, 
con Te fra noi il deserto fiorirà.

Resta qui con noi...

Meditazione del giorno: 15/05/2010

Meditazione del giorno 

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, parroco di Ars 

Catechismo sulla preghiera
« Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena »

Fate bene attenzione, figliuoli miei : il tesoro di un cristiano non è sulla terra, ma nel cielo (Mt 6,20). Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo : pregare e amare. Voi pregate e amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra.

La preghiera non è nient'altro che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura. È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare ; ma Dio, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.

Figliuoli  miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole.

Vangelo del giorno: 15/05/2010

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,23-28.
Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. 
Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. 
In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: 
il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. 
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre». 

Benedici oh Signore - Video

Ecco il testo e il video di uno dei canti che ascoltiamo nelle nostre Chiese: "Benedici oh Signore"

Nebbia e freddo, giorni lunghi e amari
mentre il seme muore. Poi il prodigio
antico e sempre nuovo del primo filo d'erba
e nel vento dell'estate ondeggiano le spighe:
avremo ancora pane.

Benedici, o Signore, questa offerta che portiamo a te.
Facci uno come il pane che anche oggi hai dato a noi.

Nei filari, dopo il lungo inverno fremono le viti. 
La rugiada avvolge nel silenzio i primi tralci verdi,
poi i colori dell'autunno coi grappoli maturi:
avremo ancora vino.

Benedici, o Signore, questa offerta che portiamo a te.
Facci uno come il vino che anche oggi hai dato a noi.

venerdì 14 maggio 2010

BAMBINI

LA PIAZZA PER ESPRIMERE IL NOSTRO PARERE

La parola di oggi è "Bambini". Come al solito s
crivete tutto ciò che volete commentando questo post, però mi raccomando... Ci sono modi e modi... 
Scrivete in maniera comprensibile e sempre rispettosa nei confronti di chi non la pensa come voi...

Comandamento di Gesù Cristo

IL COMANDAMENTO DI GESU':
"Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati"
Gv 15 , 12 - 17



Siamo durante l'ultima cena. Gesù, sapendo che è giunta la sua ora, l'ora drammatica della massima manifestazione del suo amore per il Padre e per gli uomini, sta facendo ai suoi discepoli e al Padre suo un lungo discorso; discorso che è preghiera nei confronti del Padre mentre per i discepoli sono le ultime raccomandazioni, di qui l'atmosfera particolarmente solenne della riunione.È durante quest'ultima cena che Gesù lascia ai suoi, un comandamento nuovo (Gv 13, 34), il suo comandamento. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati (Gv 15, 12). Questa è la legge del Regno di Dio, questa è la legge che dobbiamo imparare a praticare se vogliamo diventarne membri. Ma che cosa vuol dire amare e che cosa vuol dire amare come Gesù ci ha amati? Proviamo con una definizione scolastica dell'amore: amare è volere il bene di qualcuno. Questo qualcuno può essere: noi stessi, gli altri, Dio. Noi e gli altri abbiamo bisogno di tre tipi di beni: i beni esteriori, come la casa, il lavoro, i campi; il bene del corpo che è essenzialmente una buona salute; il bene dell'anima che è essenzialmente una buona salute dell'anima. Dio non ha bisogno di nessun bene esterno, Lui stesso è tutto il suo bene.
I beni esteriori sono ordinati al bene del corpo, il bene del corpo è ordinato al bene dell'anima e il bene dell'anima è nella conoscenza e nell'amore di Dio; si ha così che in definitiva, se le cose funzionassero come dovrebbero funzionare, tutto dovrebbe essere ordinato all'amore di Dio. Ma la rottura dell'amicizia fra l'uomo e Dio ha introdotto nell'umanità un disordine tale che non c'è più niente che funziona come dovrebbe funzionare. Allora Dio, che non abbandona i suoi figli, ricorda agli uomini i suoi comandamenti, che sono come dei punti di riferimento dati all'uomo per aiutarlo a mettere ordine nella sua vita.


I due comandamenti fondamentali
Già Mosè, molto tempo prima di Gesù, aveva manifestato al popolo di Israele i due comandamenti fondamentali. Così infatti aveva insegnato Mosè: Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (Dt 6,4-5). E ancora: Amerai il tuo prossimo come te stesso (Lv 19, 18). Gesù dirà poi che tutti i comandamenti della legge Mosaica e la predicazione dei profeti, dipendono da questi due comandamenti (Mt 22,40).
Ma ahimè, conoscere i comandamenti e metterli in pratica sono due cose che non sempre coincidono, e ben lo sanno coloro che cercano di fare quanto possono per comprenderli e praticarli. Infatti, spesso vediamo ciò che è giusto e buono, ma siamo incapaci di essere coerenti quando è il momento di passare dalla teoria alla pratica. Proviamo a fare qualche esempio. Come abbiamo detto, amare è volere il bene di qualcuno; come mai, allora, capita che siamo presi dall'invidia e ci rattristiamo se vediamo qualcuno gioire e godere per qualche bene che noi non abbiamo? Se volessimo il bene per quella persona questo non dovrebbe succedere. Oppure, tutti sappiamo che se si eccede con certi cibi o bevande prima o poi la nostra salute ne risentirà, eppure, quando si presenta l'occasione veniamo presi dalla gola e non sappiamo mantenerci entro i limiti di una giusta misura.
Altro esempio. Sappiamo che dobbiamo essere buoni e caritatevoli con tutti, ma quando ci troviamo di fronte a certe persone o a certi modi, i nervi saltano, la carità va a farsi benedire, il nervosismo e la scontrosità prevalgono. Ancora. Nessuno è contento di venire giudicato o criticato con malevolenza per quanto fa, eppure non risparmiamo critiche, giudizi e sentenze impietose sul comportamento altrui e, in caso di comportamenti errati, la tendenza è di sottolineare l'errore; il comandamento: non fare a nessuno, ciò che non piace a te (Tb 4,15) rimane allora pura teoria, figuriamoci la sua versione positiva che dice: tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Mt 7,12).


Il pensiero di San Paolo
Così, le cose vanno in modo tale che la legge, o i comandamenti, sembrano fatti apposta per evidenziare la nostra incapacità di metterli in pratica. È quanto San Paolo esplicitamente insegna nella lettera ai Romani: per mezzo della legge (ossia dei comandamenti) si ha ... la conoscenza del peccato (Rm 3, 20) e poco oltre ribadisce: la legge sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta(Rm 5, 20) e ad un certo punto della sua lettera si lamenta amaramente scoprendo in sé l'incapacità di mettere in pratica il bene che vorrebbe fare: Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto ... c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio ... sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? (Rm 7, 15 ... 24).
Coloro che vogliono seguire Gesù saranno condotti prima o poi a questa presa di coscienza. Pensate a Pietro e agli apostoli: darò la mia vita per te dice Pietro a Gesù, poi, nel corso di quella stessa notte Lo rinnega per tre volte, ma anche gli altri non si comporteranno molto meglio, e questo succede dopo che Lo avevano seguito per tre anni. È bene allora sapere che chi segue Gesù non troverà affatto facile vivere secondo la legge dell'amore e forse dopo anni ed anni di impegno leale, scopre di non riuscire a progredire, anzi si farà sempre più netto il contrasto fra la bontà di Gesù, le esigenze del suo amore e la piccolezza e meschinità del proprio cuore. Accade con Gesù quello che accadeva con la legge: come la legge dava piena coscienza della caduta, così Gesù, l'Amore incarnato, Colui che pratica perfettamente la legge dell'amore, mette in evidenza la distanza fra l'ideale altissimo a cui vuole condurci, che è quello di amare come Lui ama, e la nostra incapacità totale a raggiungere questo ideale.
Se uno ti percuote sulla guancia destra tu porgigli anche l'altra (Mt 5,39), noi invece siamo prontissimi a vendicarci delle minime offese; A chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello (Mt 5,40), e noi siamo così attaccati ai nostri averi che spesso litighiamo per un pezzo di terra, un'eredità, un avanzamento sociale, e a volte cerchiamo addirittura di impossessarci di quanto non ci appartiene.
Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5,44), noi invece, come Pietro, ci dimentichiamo spesso e volentieri di questo comandamento, e come lui vorremmo lanciarci a spada tratta a staccare orecchie e teste a quanti ci fanno del male o fanno del male nella società o nella Chiesa. Ma Gesù ammonisce Pietro: Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada (Mt 26,52). Eppure Pietro voleva compiere una buona azione, voleva impedire la cattura di Gesù, ma evidentemente non si stava comportando secondo lo stile che Gesù aveva insegnato.
Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo fra voi, si farà vostro schiavo; ... Come il Figlio dell'Uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Mt 20, 26-28), noi invece, siamo in genere più pronti a farci servire che a servire. Allora, che cosa si nasconde dietro questo stato di cose?


La lezione di Santa Teresa di Gesù Bambino
Dietro questo stato di cose si nasconde uno degli aspetti geniali del cristianesimo e per scoprirlo ascoltiamo la lezione di una giovane carmelitana, una che ha compreso a fondo i segreti del cuore di Dio, Santa Teresa di Gesù Bambino.
Quando il Signore aveva comandato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, non era venuto ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona, non poteva chiedere alle sue creature un amore più grande per il prossimo. Ma quando Gesù dà ai suoi discepoli un comandamento nuovo, il comandamento proprio suo, non parla di amare il prossimo come se stessi, bensì di amarlo come Lui, Gesù, l'ha amato, come l'amerà fino alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché d'impossibile, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. È perché voi volevate concedermi questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh come l'amo, il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare. Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con Lui, più amo anche tutte le mie sorelle (MC, 290).
Teresa sa bene che mai potrebbe amare le sue sorelle come Gesù le ama, perché amare come Gesù ama è amare in maniera soprannaturale, è amare come Dio stesso ama, cosa impossibile per degli esseri deboli ed imperfetti come siamo noi, ed allora l'unica possibilità che il comandamento di Gesù non si dimostri impossibile è che Lui stesso venga ad amare nel cuore della sua creatura, così, più Lui riesce a prendere possesso del nostro cuore più noi siamo capaci di amare, più sono unita con Lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Giunti a questo punto la domanda che sorge spontanea è: quali sono le condizioni che rendono possibile l'unione fra Dio e il cuore dell'uomo?


Il fine della vita cristiana
Intanto bisogna sapere che il fine della vita cristiana è proprio l'unione fra Dio e l'uomo. Dice infatti Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23).
La stessa sera in cui dava il suo comandamento, Gesù istituiva anche l'Eucaristia, il sacramento che opera l'unione con Gesù ed è già nella fede unione con Gesù. Poi, bisogna sapere che l'unione con Gesù è un lungo e misterioso processo di purificazione del nostro cuore. Questo lungo e misterioso processo dipende dalla nostra collaborazione alla grazia, dalla nostra docilità alle iniziative amorose di Dio; il consenso a questo processo viene manifestato o sottoscritto con l'osservanza della parola di Gesù, la pratica fondamentale di questa parola è il comandamento dell'amore reciproco, questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
Questa volta, al versetto 17, non aggiunge più come io vi ho amati, ed è come se dicesse: l'ideale a cui voglio condurvi è di amare con la perfezione con cui io stesso amo, per il momento non ne siete capaci, ma lo sarete un giorno se avrete la pazienza e la perseveranza di seguirmi in questo lungo cammino che conduce alla vita, quello che dovete fare fin dall'inizio è di amarvi gli uni gli altri così come siete capaci.
I maestri spirituali dividono questo cammino in tre tappe. La prima è ovviamente la tappa dei principianti, la seconda quella di chi ha fatto progressi, la terza quella dei perfetti. Chi volesse sapere nel dettaglio cosa succede in queste tre tappe troverà nelle opere di S. Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce, Santa Teresa di Gesù Bambino, una dottrina sicura e abbondante.


Si va avanti o si torna indietro?
Una cosa molto importante succede a quelli di mezzo, quelli che hanno fatto progressi; questi sono quelli che dopo anni ed anni al seguito di Gesù invece di andare avanti hanno l'impressione di tornare indietro, invece di diventare buoni, hanno l'impressione di diventare cattivi, invece di diventare sapienti hanno l'impressione di diventare ignoranti, invece di amare Dio sembra loro di allontanarsi da Lui; evidentemente non è una situazione molto piacevole. Constatare l'inefficacia e l'inutilità di ogni nostro sforzo ci getta a terra. È a questo punto che si fa strada in maniera evidente la tentazione dello scoraggiamento, il rischio di fermarsi veramente e quindi di tornare indietro. Allora, contro lo scoraggiamento, bisogna continuare a sperare accettando di portare pazientemente la croce della nostra miseria, della nostra impotenza e incapacità a far meglio, la croce delle nostre imperfezioni, l'umiliazione di non riuscire a vincere certi difetti, l'umiliazione di non riuscire ad amare Dio ed il prossimo come vorremmo, l'incapacità di pregare come vorremmo, l'incapacità di perdonare. Tuttavia, nonostante gli insuccessi, non dobbiamo assolutamente rinunciare a ricominciare da capo ogni volta, come i bambini che imparano a camminare: sempre traballano, sempre cadono, sempre si rialzano, sempre ci riprovano.
In realtà, questa strada che sembra tornare indietro ci conduce avanti; ci conduce avanti nella conoscenza di noi stessi, ossia della nostra fragilità e della nostra piccolezza, ci fa progredire nell'umiltà, nella prudenza nei giudizi, nella comprensione per le debolezze ed i difetti altrui; inoltre, la nostra speranza va a radicarsi sempre più sul soccorso della grazia di Dio e sempre meno sulla nostra generosità, o sulla nostra determinazione, o sulle nostre forze, o sulla nostra visione delle cose; si impara così a diventare umili, docili e abbandonati alle iniziative della Provvidenza. Tutte cose che preparano il momento in cui Colui che ci ha scelti per farci diventare suoi amici, e desidera la nostra santificazione molto più di quanto la desideriamo noi, si unirà in maniera nuova e più profonda alla nostra anima, così come dice il Signore: Se uno mi ama... noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23) e ancora Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui (Gv 14,21).
Allora incominceremo ad amare in modo nuovo, incominceremo ad amare come Lui ama perché sarà Lui ad amare in noi, allora ci sarà una confidenza tale fra Dio e l'anima che tutto quello che chiederà al Padre nel nome di Gesù le sarà concesso, e le cose che Gesù ode dal Padre suo le farà conoscere all'anima e la nostra ignoranza verrà dissipata.


I santi ci dicono che l'unione fra Dio e l'uomo è possibile
Dopo l'ascensione di Gesù e dopo l'invio dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, queste cose hanno incominciato ad accadere e continueranno ad accadere nella Chiesa fino alla fine del mondo. Sentiamo così S. Paolo affermare: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20); a proposito della preghiera nel nome di Gesù, vediamo Pietro dire ad uno storpio che chiedeva la carità:Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina! (At 3,5-6) e quello si è messo a camminare.
San Francesco chiedeva agli uccelli di fare silenzio, e questi ubbidivano, quando lui doveva predicare. Santa Rita da Cascia, ammalata, in pieno inverno, ad una donna del suo paese che era venuta a visitarla in convento, chiede che le venga portata una rosa del suo orto, la visitatrice stupita pensa che Rita sia agli estremi e stia vaneggiando, ma la sua sorpresa fu grande quando passando presso l'orto di Rita vede splendere una rosa su un cespuglio raggrinzito per il gelo. Rita, quando ricevette il dono, ringraziò Dio per essere stato così buono con lei.
Più vicino a noi, Santa Teresa di Gesù bambino per il giorno della sua vestizione religiosa avrebbe desiderato la neve: perché anche la natura si vestisse come lei di bianco. Purtroppo, nonostante fosse gennaio, la temperatura era troppo mite e più che neve prometteva pioggia, ma sorprendentemente al rientrato in clausura dopo la funzione, vede il cortile imbiancato di neve; commenterà poi l'episodio con queste parole: che delicatezza di Gesù! Prevedendo i desideri della sua piccola fidanzata, le regalava la neve... Della neve! Qual è dunque l'uomo, potente quanto si voglia, che riesca a far cadere dal cielo la neve per far piacere alla sua amata? (MA 204).
Ciò che importa in questi episodi, non sono tanto i fatti esteriori, quanto il grado di unione con Dio che questi fatti rivelano. Qualcuno potrebbe dire: ma questi erano dei santi ed io non ho mai desiderato diventare santo. E diventare felice non l'hai mai desiderato? Il desiderio della santità e il desiderio della felicità sono la stessa cosa. L'aveva capito bene Léon Bloy che affermava: c'è una sola tristezza al mondo, quella di non essere santi. E Madre Teresa insiste: la santità non è un lusso per qualcuno, ma una necessità per tutti.


Ancora una lezione di Sana Teresa di Gesù Bambino
Se la parola santità ci spaventa un po', lasciamoci spaventare dalla parola ma non dalla realtà che essa esprime. Ancora Santa Teresa di Gesù Bambino ci aiuta ad aver fiducia e a capire come stanno le cose proponendoci uno dei suoi stratagemmi: Ho sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e me c'è la stessa differenza che tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo per andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio, e ho letto queste parole pronunciate dalla Saggezza eterna: Se qualcuno è piccolissimo, venga a me (Pr 9,4). Allora sono venuta, pensando di aver trovato quello che cercavo, e per sapere, o mio Dio, quello che voi fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche, ed ecco ciò che ho trovato:Come una madre carezza il suo bimbo, così vi consolerò, vi porterò sul mio cuore, e vi terrò sulle mie ginocchia! (Is 66,13-12). Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l'anima mia, l'ascensore che deve innalzarmi fino al Cielo sono le vostre braccia Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più (MC 271).
Ecco ciò che accadrà a coloro che, nonostante gli insuccessi, nonostante l'impressione di tornare indietro, nonostante la tentazione di abbandonare l'impegno di mettere in pratica il comandamento dell'amore avranno perseverato nel loro tentativo. Gesù un giorno avrà pietà di loro, avrà pietà degli sforzi che ai loro occhi sembrano vani e prendendoli fra le sue braccia li ricompenserà, ossia darà loro il potere di amare Dio e gli uomini come Lui stesso li ama perché avrà unito il suo cuore al loro. Quando questo si realizzerà in tutti i salvati, la beatitudine della vita eterna avrà raggiunto la sua perfezione.

Meditazione del giorno: 14/05/2010

MEDITAZIONE DEL GIORNO

San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa (Ap 21,14)
        Gesù Cristo, il Signore nostro, durante il Suo soggiorno sulla terra, manifestò chi egli fosse, ciò che era stato, quale fosse la volontà del Padre Suo di cui egli era servitore, quale comandamento prescriveva all'uomo. Tutto questo lo diceva apertamente alla folla oppure ai suoi discepoli, in disparte. Egli ne aveva prescelti dodici e li teneva sempre presso di sè: non si allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perchè fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

        E gli Apostoli sùbito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati, messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, titarono a sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo stesso insegnamento della fede.

        Poi hanno fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro, fratelli e che praticano reciprocamente l'ospitalità. Questa costruzione si basa sull'unico fondamento della tradizione di uno stesso mistero. Gli apostoli hanno predicato quello che Cristo ha loro rivelato e null'altro doveva essere predicato da quelle Chiese fondate direttamente dagli apostoli alle quali essi avevano parlato di viva voce o, come si attesta, tramite lettere.

Vangelo del giorno: 14/05/2010

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,9-17.
Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 
Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. 



PAPA RATZINGER: Rinforzare la testimonianza cristiana

RINFORZARE LA TESTIMONIANZA CRISTIANA: La relazione con Dio è costitutiva dell'essere umano: questi è stato creato e ordinato verso Dio, cerca la verità, tende verso il bene, ed è attratto dalla bellezza. Così Benedetto XVI si è presentato in Portogallo, nel primo discorso appena sceso dallaereo per questo suo quindicesimo viaggio apostolico. La coscienza è cristiana ha detto il Papa nella misura in cui si apre alla pienezza della vita e della sapienza, che abbiamo in Gesù Cristo. La visita, che ora inizio sotto il segno della speranza, intende essere una proposta di sapienza e di missione. Benedetto XVI ha ricordato poi le radici cristiane del Portogallo, il legame storico esistente dall'epoca moderna tra questo paese ed il Papato. ...



giovedì 13 maggio 2010

Porta a porta e Fatima

Se ieri sera vi siete persi la puntata di Porta a porta dedicata a Fatima, potete vederla comodamente sul vostro computer cliccando il link che trovate qui di seguito: clicca per vedere il video

Io personalmente non l'ho vista, ma chi lo ha fatto può esprimere i suoi commenti a riguardo commentando questo post.

PAPA RATZINGER: Stiamo vivendo la profezia di Fatima

(AGI) - Fatima, 13 mag. - Anche se non esistono altre parti non rivelate del Messaggio di Fatima, le sofferenze della Chiesa e dell'umanita' previste dalla Vergine non sono finite. "Si illuderebbe - ha affermato oggi il Papa davanti a circa 500 mila fedeli che gremivano la spianata del Santuario - chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l'umanita' sin dai suoi primordi: 'Dov'e' Abele, tuo fratello? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!'". "L'uomo - infatti - ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo. Nella Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la citta' degli uomini" .

FATIMA

LA PIAZZA PER ESPRIMERE IL NOSTRO PARERE

"FATIMA" è La parola intorno alla quale parlare oggi!

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Vangelo del giorno: 13/05/2010

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,16-20.
Ancora un poco e non mi vedrete; un po' ancora e mi vedrete». 
Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po' ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?». 
Dicevano perciò: «Che cos'è mai questo "un poco" di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». 
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po' ancora e mi vedrete? 
In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. 



Giovedì della VI settimana di Pasqua : Jn 16,16-20

Meditazione del giorno
 
San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa
Hexaemeron, 6
« Ancora un poco e non mi vedrete ; un po' ancora e mi vedrete »
        Se qualche volta, nella quiete di una notte serena, fissando gli occhi sulla bellezza inesprimibile degli astri, hai pensato all'autore dell'universo, chiedendoti chi ha seminato tali fiori sul firmamento, allora sei pronto a seguire questa assemblea e ad ascoltare il commento del racconto ispirato...

        Vieni pure : come si tengano per mano e si conducono nelle città quelli che non le conoscono, così sarò la vostra guida per farvi scoprire le meraviglie misteriose dell'universo. In questa città, nostra antica patria dalla quale siamo stati cacciati dal demonio che ha ridotto in schiavitù l'uomo per mezzo della seduzione, vedrai la creazione dell'uomo e la morte che si è impadronita di noi, questa morte nata dal peccato, creatura del demonio, maestro del male... Dio, mediante l'esperienza del presente, ci conferma nell'attesa dell'avvenire : se infatti i beni materiali sono così importanti, cosa saranno i beni eterni ? Se gli esseri visibili sono così belli, quale sarà la bellezza degli esseri invisibili ? Se la grandezza del cielo oltrepassa la misura dell'intelligenza umana, quale intelligenza potrà scoprire la natura di ciò che è eterno ? Se questo sole caduco è così bello, così grande, così veloce nei suoi moti, così regolare nel suo ciclo, di una grandezza così proporzionata al resto dell'universo, se nessuno può saziarsi di godersene, quale bellezza sarà quella di Cristo chiamato nella Scrittura « Sole di giustizia » (Mal 3,20). E se è un grande danno per il cieco essere privo del sole, che danno sarà per il peccatore essere privo della luce vera ed eterna...

E VOI INVECE CHE COSA NE PENSATE DEL VANGELO DI OGGI? ESPRIMETE PURE LE VOSTRE OPINIONI COMMENTANDO QUESTO POST

PAPA RATZINGER: intervistato in aereo



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Mercoledi 12 Maggio 2010
PAPA IN PORTOGALLO - La missione dell'Europa
Intervista a bordo dell'aereo
Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo verso il Portogallo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del volo papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Papa agli operatori dei media, diffusa questa mattina dalla Sala Stampa Vaticana: 

Padre Lombardi
. Santità, quali preoccupazioni e sentimenti porta con sé sulla situazione della Chiesa in Portogallo? Che cosa si può dire al Portogallo, in passato profondamente cattolico e portatore della fede nel mondo, ma oggi in via di profonda secolarizzazione, sia nella vita quotidiana, sia a livello giuridico e culturale? Come annunciare la fede in un contesto indifferente e ostile alla Chiesa?

Papa. Innanzitutto buona giornata a voi tutti e ci auguriamo buon viaggio, nonostante la famosa nuvola sotto la quale siamo. Quanto al Portogallo, provo soprattutto sentimenti di gioia, di gratitudine per quanto ha fatto e fa questo Paese nel mondo e nella storia e per la profonda umanità di questo popolo, che ho potuto conoscere in una visita e con tanti amici portoghesi. Direi che è vero, verissimo che il Portogallo è stato una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo; una fede coraggiosa, intelligente e creativa; ha saputo creare grande cultura, lo vediamo in Brasile, nello stesso Portogallo, ma anche la presenza dello spirito portoghese in Africa, in Asia. E d’altra parte la presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel ‘700 c’è una forte presenza dell’Illuminismo, basti pensare al nome Pombal. Così vediamo che in questi secoli il Portogallo ha vissuto sempre nella dialettica, che naturalmente oggi si è radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai persone che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà e dell’esclusione l’uno dell’altro. Oggi vediamo che proprio questa dialettica è una chance, che dobbiamo trovare la sintesi e un foriero e profondo dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista non avrebbe la dimensione religiosa trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte questa dimensione religiosa trascendente, che è una dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anti-storica, solo esistente in se stessa e che sarebbe questa “la” ragione, è un errore; scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica, non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza e solo nell’incontro tra la realtà trascendente e la fede e la ragione l’uomo trova se stesso. Quindi penso che proprio il compito e la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica, che completa l’essere umano e rende così anche comunicabili le culture umane. Perciò direi che la presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrarietà tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e così trovino la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell’Europa e la necessità umana in questa nostra storia.

Padre Lombardi. Grazie, Santità, e continuiamo allora sul tema dell’Europa. La crisi economica si è recentemente aggravata in Europa e coinvolge in particolare anche il Portogallo. Alcuni leaders europei pensano che il futuro dell’Unione Europea sia a rischio. Quali lezioni imparare da questa crisi, anche sul piano etico e morale? Quali le chiavi per consolidare l’unità e la cooperazione dei Paesi europei in futuro? 

Papa. Direi che proprio questa crisi economica, con la sua componente morale, che nessuno può non vedere, sia un caso di applicazione, di concretizzazione di quanto avevo detto prima, cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro. Anche qui vediamo un dualismo falso, cioè un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, un mercato che sarebbe regolato solo da se stesso, dalle pure forze economiche, dalla razionalità positivista e pragmatista dell’economia - l’etica sarebbe qualcosa d’altro, estranea a questo. In realtà, vediamo adesso che un puro pragmatismo economico, che prescinde dalla realtà dell’uomo - che è un essere etico -, non finisce positivamente, ma crea problemi irresolubili. Perciò, adesso è il momento di vedere che l’etica non è una cosa esterna, ma interna alla razionalità e al pragmatismo economico. D’altra parte, dobbiamo anche confessare che la fede cattolica, cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo. Quindi, anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto. Ho cercato nella mia enciclica “Caritas in veritate” - e tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa va in questo senso - di allargare l’aspetto etico e della fede al di sopra dell’individuo, alla responsabilità verso il mondo, ad una razionalità “performata” dall’etica. D’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato, in questi ultimi due, tre anni, hanno mostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico, perché l’uomo è uno, e si tratta dell’uomo, di un’antropologia sana, che implica tutto, e solo così si risolve il problema, solo così l’Europa svolge e realizza la sua missione.

Padre Lombardi. Grazie, e ora veniamo a Fatima, dove sarà un po’ il culmine anche spirituale di questo viaggio. Santità, quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? E quando Lei presentò il testo del terzo segreto nella Sala Stampa Vaticana, nel giugno 2000, c’erano diversi di noi e altri colleghi di allora, Le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile, secondo Lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi sessuali sui minori?

Papa. Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla Madonna di Fatima, che per noi è un segno della presenza della fede, che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto il mondo e tocca la storia proprio nel suo presente e illumina questa storia. Nel 2000, nella presentazione, avevo detto che un’apparizione, cioè un impulso soprannaturale, che non viene solo dall’immaginazione della persona, ma in realtà dalla Vergine Maria, dal soprannaturale, che un tale impulso entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era - diciamo – “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete. Così direi, anche qui, oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù cardinali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia.

Padre Lombardi. Grazie, Santità, della chiarezza, della profondità delle sue risposte e di questa parola di speranza conclusiva che ci ha dato. Noi le auguriamo veramente di poter svolgere serenamente questo viaggio così impegnativo e di poterlo vivere anche con tutta la gioia e la profondità spirituale che l’incontro con il mistero di Fatima ci ispira. Buon viaggio a Lei e noi cercheremo di fare bene il nostro servizio e di diffondere obiettivamente quello che Lei farà.

(Fonte: www.vatican.va)

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Santo del giorno: Madonna di Fatima

Beata Vergine Maria di Fatima
13 maggio - Memoria Facoltativa

Oggi si celebrano le apparizioni della Vergine Maria a Fatima, in Portogallo nel 1917. A tre pastorelli, Lucia di Gesù, Francesco e Giacinta, apparve per sei volte la Madonna che lasciò loro un messaggio per tutta l’umanità. Il vescovo di Leiria, nella sua lettera pastorale a chiusura del cinquantenario, ha affermato che messaggio di Fatima "racchiude un contenuto dottrinale tanto vasto da poter certamente affermare che non gli sfugge alcuno dei temi fondamentali della nostra fede cristiana...".
Martirologio Romano: Beata Maria Vergine di Fatima in Portogallo, la cui contemplazione nella località di Aljustrel come Madre clementissima secondo la grazia, sempre sollecita per le difficoltà degli uomini, richiama folle di fedeli alla preghiera per i peccatori e all’intima conversione dei cuori. 

Dopo tre apparizioni di rilievo della Vergine Maria, verificatesi durante il XIX secolo, a La Salette nel 1846, a Lourdes nel 1858, a Castelpetroso nel 1888, la Madonna apparve nel 1917, la prima nel XX secolo, a Fatima in Portogallo.
In tutte queste apparizioni, come pure nel 1432 a Caravaggio e nel 1531 a Guadalupe in Messico, la Vergine si rivolse a ragazzi o giovani di umili condizioni sociali, per lo più dediti alla pastorizia; indicando così la sua predilezione per le anime semplici e innocenti, a cui affidare i suoi messaggi all’umanità peccatrice, invocandone il pentimento, esortandola alla preghiera, chiedendone la consacrazione al suo Cuore e la riparazione alle offese fatte al divin Figlio.